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venerdì 4 dicembre 2009

Costruiamo centri di cultura laica



Della cultura araba poco si sa, tranne che inventarono i numeri ( e vi sembra poco?).
Oggi molti dimenticano che esiste un importante mondo culturale laico arabo con cui è fondamentale costruire un ricco e proficuo dialogo. Dalla filosofia alla medicina e alle scienze.
Sono pochissimi i casi in cui vengono favoriti veramente gli incontri fra la cultura araba e quella occidentale. Un bell'esempio viene dalla Sardegna dove è stata aperta la prima biblioteca della cultura e civiltà araba.
In questi mesi non si è fatto altro che parlare di Islamismo.
Ricordo che l'Islam non è altro che l'applicazione dei principi musulmani nella costituzione di uno stato, tipo Arabia Saudita o Iran.
Quindi è errato chiamarla cultura islamica, o dire gli islamici.
E' come se a noi italiani ci chiamassero chierici o preti.
Un pò di chiarezza quindi:
1) gli islamici sono i fautori di uno stato religioso musulmano.
2) Gli arabi sono un popolo.
3) La loro religione è musulmana
4) La maggior parte degli stati arabi è laica e non vige nessuna legge islamica, gli stati arabi laici per eccellenza sono la Tunisia, il Marocco, l'Iraq, la Giordania e la Palestina, da qui il tentativo da parte di Al Qaida di islamizzare il popolo palestinese.
5) Gli iraniani, gli afghani e i pakistani non sono arabi.

Nella fase storica che si è aperta con l’11 settembre e l’invasione dell’Iraq, la questione dell’identità culturale assume un’urgenza particolare.
Detto ciò io ho sempre auspicato che si inizino a creare questo tipo di centri, uno scambio culturale, affinchè ci si possa conoscere per quello che siamo e non per quello in cui ci dicono di credere.

Lorenzo

giovedì 3 dicembre 2009

Cardini: la truffa della paura, ieri gli ebrei e oggi l’Islam



Da persona libera non posso che condividere questo articolo e questi principi di libero culto.
Vorrei però spostare il tiro sul fatto che preferirei si costruissero magari centri di cultura araba laici e non basarsi sempre sulla religione.
Ma questo sarà argomento di un mio prossimo post
Lorenzo

Preoccupazione in tutta Europa per il divieto alla costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Il Vaticano fa propria la posizione dei vescovi elvetici per quello che viene definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione». Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è «un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo». E mentre la Lega Nord si fa notare per l’ennesima provocazione (referendum anche in Italia, con la croce da aggiungere al tricolore), il grande medievista Franco Cardini accusa: disinformazione e pregiudizio, una miscela esplosiva da politici irresponsabili che cercano capri espiatori per sfuggire alla crisi.

«Un segnale molto grave», quello che viene dalla Svizzera. Intervistato da Cecilia Moretti per il newsmagazine della fondazione “Farefuturo”, Cardini cardinisostiene che quelli agitati dagli svizzeri sono semplici pretesti: «Gli ambienti si modificano col tempo e l’umanizzazione, per cui è illogico dire che il paesaggio svizzero non sopporta i minareti. Quando sono arrivati i romani, probabilmente agli elvezi le loro torri non piacevano; quando poi gli elvezi diventarono cittadini romani pagani, probabilmente non amavano i campanili».

Secondo Cardini, si svela così la pretestuosità della motivazione estetica contro le moschee: per non parlare dei «troppi e infami abusi edilizi che circolano». Altrettanto superficiale la presunta ragione simbolica, cioè il fatto che il minareto sia un emblema di egemonia musulmana: «Non mi pare che la monumentale sinagoga romana stia ad indicare che Roma è in mano agli ebrei, né che possa sembrare un’offesa alla religione dominante lì».

Il timore prinicipale, in realtà, è che la moschea possa diventare un luogo di aggregazione estremistica, una fucina di futuri terroristi. Accusa accettabile? No, risponde Cardini: è la legge che deve valere, «per qualsiasi luogo di ritrovo», non solo islamico, e possibilmente agendo contro la minaccia terroristica «senza umiliare un’intera comunità religiosa», negandole un simbolo importante. «D’altronde – aggiunge lo storico – non so come la prenderemmo noi cattolici se sua maestà britannica con la scusa islamche le chiese cattoliche possono essere un nodo di terrorismo nell’Ulster, e lo sono state, chiudesse tutte quelle che vi sono nella zona».

Il problema, accusa Cardini, è la paura. O meglio, «una paura artificialmente ipertrofizzata». Originata a livelli alti «da una volontà demagogica di servirsi di questo sentimento per scopi politici» e a livelli bassi da tre fattori fondamentali: «L’ignoranza, la disinformazione e il pregiudizio». Evidente, per Cardini, la strumentalizzazione in corso: «A promuoverla sono i circoli che stanno attorno alla Lega, alcuni gruppi di cattolici oltranzisti, alcuni settori di laiscisti estremisti, fautori di una desacralizzazione completa dell’Occidente, che vogliono colpire nell’Islam un gruppo religiosamente compatto». Per fortuna, il Vaticano si mantiene lontano dall’oltranzismo: «Se la Chiesa cattolica dovesse prendere una posizione anti-islamica, coerentemente ne dovrebbe prendere anche una anti-protestante, anti-ebraica, anti-buddista. E giustamente si guarda bene dal farlo».

È giusto affidare certi quesiti a un referendum, domanda Cecilia Moretti? No, taglia corto Cardini: troppo spesso il referendum nasce da chi ha bisogno di «sventolare lo spauracchio della maggioranza numerica», per fini «evidentemente di speculazione politica» secondo un meccanismo di pressione mediatica «che fa leva sulle paure della gente, alimentandole». missiliUn processo, avverte Cardini, «non meno violento di uno di tipo militare o squadristico».

E non è strano, continua la Moretti, che una risposta del genere venga proprio dalla Svizzera, da sempre un paese aperto al perseguitato e allo straniero? La Svizzera non è così accogliente, afferma Cardini: «Durante la seconda guerra mondiale è stato un paese aperto ai perseguitati chic. Apriva le porte volentieri quando si trattava di perseguitati eccellenti, il grande studioso, il grande intellettuale, il grande politico, ma il perseguitato normale lo rimandava anche tranquillamente indietro».

I manifesti che in Svizzera invitavano a votare contro il luogo di culto musulmano presentavano un affastellarsi di minareti come missili puntati verso l’Occidente. «Il paradosso – dice Cardini – è che questi stessi che hanno invitato con successo gli svizzeri a votare contro i minareti a forma di missile sono quelli che hanno invitato, con altrettanto successo, gli stessi svizzeri a costruire più missili e a venderli». Il referendum sui minareti è stato infatti abbinato a quello per l’abolizione del commercio di armi «a cui tutti i buoni cittadini svizzeri, sentendosi toccati sul portafoglio, hanno risposto di no».

Per Cardini «è chiaro il modello di società che emerge» dal voto elvetico. «L’islam, però, non è affatto un’ideologia anti-occidentale», avverte il grande studioso: «E’ una fede abramitica, sorella dell’ebraismo e del cristianesimo, ed è da sempre complementare rispetto al mondo occidentale». Secondo Cardini, l’Islam è anzi uno degli elementi costitutivi bin ladendella nostra stessa civiltà. «Noi abbiamo cominciato a leggere Aristotele perché ce l’hanno passato i musulmani».

Certo, sull’orizzonte incombe sempre un certo Osama Bin Laden. «Che nell’Islam ci siano anche correnti come Al Qaeda è un altro discorso», puntualizza Cardini. «C’è un terrorismo musulmano che va condannato e combattuto, però non soltanto con esercito, polizia, intelligence, ma anche combattendo alla radice tutte le ragioni che inducono persone, che molto probabilmente non sono peggiori di noi, a diventare terroristi, iniziando da sperequazioni e ingiustizie».

La prima delle quali, per esempio, sta nel negare diritti religiosi: «Il fondamentalismo agisce in realtà come un’organizzazione segreta». Aprire «centri regolamentati» come le moschee potrebbe favorirne il controllo. Divieti, emarginazione, demonizzazione: negare il diritto alle moschee significa proprio aiutare il terrorismo a far proseliti. Meglio allora procedere in direzione opposta, per esempio – come suggerito da Gianfranco Fini – chiedere che nei centri islamici nostrani la predica sia pronunciata in italiano, «garanzia che nessun imam predichi cose contro la legge».

Intanto, dalla Svizzera tira una gran brutta aria. «È indice del punto in cui è arrivata la notte e del vento di squilibrio che sta attraversando tutta l’Europa e tutto il cosiddetto Occidente», dice Franco Cardini al periodico di “Farefuturo”. «Avvertiamo il disagio e la crisi e andiamo a caccia di capri espiatori», grazie ad una «politica disonesta» che preferisce «pescare nel torbido», incurante dell’abisso nel quale la storia può sprofondare: «Oggi c’è il musulmano, come nell’Europa del Cinquecento la strega e nella Germania di Weimar l’ebreo» (info: www.ffwebmagazine.it).

http://www.libreidee.org/2009/12/cardini-la-truffa-della-paura-ieri-gli-ebrei-e-oggi-lislam/

giovedì 24 settembre 2009

I Talebani - Taliban


Visto che recentemente ho dato più giudizi su come la penso riguardo la guerra in Afghanistan, vorrei ora parlare dei Talebani perchè, se vero che sono contrario alla guerra, i talebani sono comunque la setta politico/religiosa peggiore su questa terra.
Riguardo il problema dell'Islam ho comunque scritto un post sia sul questo blog che su la sinistra che vogliamo.

I Talebani,( Ṭālibān, pronunciato Ṭālebān, plurale di ṭālib "studente ) sono il prodotto delle Madrasse, le scuole coraniche private sorte in Afghanistan e Pakistan per la preservazione dell'integrità dell'interpretazione teologica del Sacro Corano.
Durante l'invasione sovietica (1979-1989) queste scuole sono state la principale fonte di approvvigionamento per il reclutamento dei mujaheedin - i guerriglieri che combattevano contro i Russi, finanziati da USA e Pakistan.
I Talebani sono in maggioranza mullah, cioè leader religiosi provenienti in gran parte dalla madrassa di Kandahar, affiliata con il seminario islamico di Deoband, in India.
Il capo incontrastato dei talebani è il Mullah Omar, che ha assunto il titolo di "Comandante della vera fede", e che è supportato dalla Shura, il consiglio dei mullah.
Nel 1997, una volta completata la conquista di maggior parte del territorio afghano, Mullah Omar ha ribattezzato l'Afghanistan come Emirato Islamico Afghano.
L'istituzione politica più importante è rappresentata dal Ministero per la preservazione della virtù e la soppressione del vizio, che ha il compito specifico di regolare la vita morale e pratica del popolo afghano.
L'operato dei talebani è repressivo ed anti-democratico, nessuno degli uffici governativi funziona realmente. Dopo la sconfitta del partito dei mujaheedin, i talebani hanno subito avuto il supporto del vicino Pakistan e dell'Arabia Saudita, che hanno provveduto al finanziamento economico e militare del nuovo regime. Si stima che l'esercito talebano sia composto da circa 8-15.000 persone, compresi i mercenari provenienti dall'Arabia Saudita, da altri stati del Golfo e persino dalla Cina. Attraverso pagamenti in denaro contante, i talebani sono riusciti, inoltre ad assicurarsi l'appoggio di altri gruppi del fronte islamico, in particolare di quelli facenti parte dei gruppi Hizbi-i Islami, il Partito Islamico d'Afghanistan guidato da Gulbuddin Hikmatyar, e Hizb-i Wahdat, il Partito Unito Islamico guidato da Sayyid Muhammad Akbari, appartenete al gruppo etnico Qizilbash, con estensioni politico-religiose anche in Iran.
Parte delle violazioni umanitarie compiute dai Talebani:
- Gennaio-giugno 2001 : rappresaglie talebane nei dintorni della città di Yakaolang, nella regione di Hazarajat.
A gennaio le milizie hanno massacrato 176 civili, in prevalenza di etnia hazara.
A giugno, hanno ucciso un numero imprecisato di persone e incendiato varie case prima di ritirarsi.
Sempre nel gennaio 2001 hanno ucciso sommariamente almeno 31 persone di etnia uzbeca, mentre si ritiravano dalla città di Khwajaghar, nella provincia di Takhar.
- Agosto-ottobre 2001 : secondo alcuni testimoni il 5 settembre 2000 i Talebani hanno bombardato zone residenziali della città di Taloqan. Dopo avere prese il controllo della città e dei villaggi vicini, ci sono state molte esecuzioni sommarie.
- Maggio 2000: 31 civili sono uccisi nei pressi del passo di Robatak vicino alla città di Pul-i Khumri, nel nord-ovest del Paese.
- Luglio-dicembre 1999 : Dopo una serie di offensive da parte dei talebani, scompaiono donne, uomini e bambini, indistintamente. In dicembre un intero villaggio di etnia uzbeca viene massacrato.
- Agosto 1998: per rappresaglia contro l'uccisione di 3000 talebani, 2000 civili vengono uccisi. Un numero imprecisato di donne viene violentato e "donato" alle truppe talebane.
- Settembre 1997: 53 villaggi vengono completamente svuotati degli abitanti. Tutti morti. Le esecuzioni si sono tenute nella città di Qezelabad.
Inoltre, il regime si è reso colpevole di arresti arbitrari, tortura, violenze. Le minoranze etniche hanno perso i propri diritti. Le donne hanno smesso di lavorare, perché proibito. Hanno smesso di studiare, perché proibito. Hanno smesso di indossare abiti normali, a parte il burqa: la pena prevista per ogni violazione è la morte.Ultimamente avevano vietato la scuola alle bambine, il loro dovere era solo quello di servire l'uomo.

Lorenzo



sabato 15 agosto 2009

Due parole sull'Islam


Non voglio perdere tempo a smontare un pregiudizio radicato, ovvero che il terrorismo islamico sia figlio legittimo di una cultura, quella islamica, che a sua volta esprime una visione integralista e dogmatica. Nemmeno voglio mettermi a discutere la tesi che afferma una sostanziale aggressività della mentalità religiosa islamica nei confronti di tutto ciò che è diverso, quindi dell'Occidente "cristiano" o "ateo" che sia.
Ciò che conta è che la nostra percezione dell'Islam, negli ultimi tempi, si presenta così e gli stessi islamici non fanno molto per rappresentarsi diversamente.
Dico solo che tale percezione non è completa, perché manca delle necessarie informazioni sulle forze laiche e democratiche e sull'altro Islam, quello che rifiuta la logica del Wali Faqih, cioè della guida suprema, tipico della teocrazia scita che domina a Teheran, e parimenti si oppone alle teologie più reazionarie presenti tra i sunniti, quelle che reclamano la restaurazione del califfato. Dobbiamo solo capire che queste forze d'opposizione all'integralismo formulano un giudizio negativo sulle società islamiche attuali, che è sostanzialmente identico alle critiche che i più ragionevoli tra gli occidentali rivolgono a queste società.
Eppure, se le stesse cose le diciamo noi, scatta sempre "qualcosa" di indefinibile in termini razionali. Saremmo viziati di orientalismo, cioè di una interpretazione deformante della realtà storica islamica, e il nostro giudizio sarebbe persino "offensivo". Siamo sempre rimproverati di non sapere abbastanza, di non comprendere che le nostre categorie di pensiero ed i nostri criteri di giudizio non si possono applicare al diverso e all'incommensurabile. Come se non fosse vero che gli uomini e le donne di tutto il mondo hanno in comune bisogni ed aspirazioni fondamentali e proprio in questo dovremmo cercare l'uguaglianza.
Ci troviamo inoltre a fronteggiare un avversario interno alla nostra cultura. Lo possiamo chiamare l'antimperialista totale, senza se e senza ma. Per costui il nemico è in ogni caso il grande Satana, cioè gli Stati Uniti, sempre e in ogni circostanza. Questo tipo di interpretazione pone in secondo piano, spesso fino alla disonestà intellettuale vera e propria, il carattere reazionario dell'integralismo islamico e rifiuta di prendere atto, per esempio, che le società dominate dagli integralisti sono disumane e i loro capi mirano a fermare il progresso e l'emancipazione, il diritto all'autodeterminazione degli individui. Non diversamente dagli stessi integralisti, questi nostri fondamentalisti della rivoluzione mondiale, considerano gli agenti terroristici nient'altro che carne da cannone da utilizzare senza scrupoli per la battaglia contro il grande Satana. Si tratta di una posizione aberrante che non possiamo accettare.
La mia tesi è abbastanza semplice: nel mondo islamico è in atto uno scontro gigantesco tra le forze della reazione - bene organizzate e con le idee molto chiare, anche se irrimediabilmente sbagliate - e le forze del progresso - mal rappresentate, divise, spesso con idee molto confuse, sostanzialmente deboli e incapaci di darsi una riconoscibile identità politica e intellettuale. La linea politica giusta, per l'insieme dell'Occidente, è dialogare con queste forze, e aiutarle a vincere nei tempi storici necessari. Tempi lunghissimi. Ciò esclude che siamo di fronte ad uno scontro di civiltà e di religioni. Siamo solo di fronte ad un momento di grandi e rapide trasformazioni delle società islamiche che dobbiamo comprendere e cercare di incanalare nella giusta direzione. E, certamente, siamo anche di fronte alla minaccia terroristica tout court. Su come affrontarla, i pareri sono discordi e la questione non si può risolvere in poche battute.
Perché prevale il fondamentalismo?
Naturalmente, la prima domanda che viene spontanea è la seguente: perché, nonostante la presenza di voci alternative, prevale il fondamentalismo?
Possiamo abbozzare una serie di risposte. La prima è che le politiche economiche e di sviluppo perseguite dai capi "modernisti" e nazionalisti, da Nasser in Egitto a Saddam in Iraq, a Hassad in Siria sono sostanzialmente fallite. Sotto un profilo marxista, potremmo dire che le borghesie nazionali non sono riuscite a decollare. I grandi profitti del petrolio sono stati utilizzati in modo distorto, o per arrichire le cricche del potere, o per perseguire una dissennata politica di armamenti, ma non hanno promosso uno sviluppo reale. Del resto, i fondamentalisti trovano facile denunciare questi regimi come corrotti: pura verità.
Una seconda ragione è ancora più evidente: questi stessi capi "modernisti" hanno perseguito i loro obiettivi con metodi di governo dittatoriali e cinici, eliminando con precisione stalininiana tutte le opposizioni. Il caso più evidente è il regime sanguinario di Saddam. Non hanno seguito una via alternativa al fondamentalismo. In un certo senso lo hanno favorito. Nasser riuscì a fare di al-Qutb un "martire" impiccandolo.
Una terza ragione è di tipo "psicologico", ma non per questo pare meno incisiva. L'Islam è stato ingiuriato, deriso, umiliato ripetutamente, in particolare dalla politica israeliana sostenuta dagli Stati Uniti. Ma non solo, anche da forze progressiste ateisticheggianti e liberaleggianti presenti nell'Islam stesso.
Una quarta ragione si può trovare, infine, nel fatto che i regimi impropriamente definiti come moderati (solo perché amici degli americani, in realtà reazionari e forcaioli quanto gli altri) non sono riusciti a far meglio. Anch'essi presentano un bilancio fallimentare. Inoltre sono colpevoli per aver collaborato con l'Occidente, tradendo il loro popolo, la loro religione, la loro identità, contribuendo in maniera decisiva a introdurre nell'Islam stili di vita corrotti e degeneri come nella Persia dello scià Reza Pahlevi o nel Libano.
C'è poi una quinta ragione, ed è forse la più inquietante: i fondamentalisti sono stati appoggiati, finanziati, armati dallo stesso Occidente in chiave antisovietica ed anticomunista negli anni della guerra fredda e, soprattutto a partire dall'occupazione sovietica dell'Afghanistan.
Il fondamentalismo islamico del Novecento si è sempre caratterizzato come avversario irriducibile del marxismo e del comunismo quali negatori dell'etica musulmana.
L'appoggio ha avuto un canale ufficiale, per così dire, alla luce del sole, ma si è avvalso soprattutto di canali sotterranei e legami con la criminalità mafiosa, la produzione e il commercio della droga, le intermediazioni delle cupole di ogni tipo, dalla mafia siciliana a quella cecena, da quella russa a quella turca, siriana e libanese. In tale grande gioco ha avuto un ruolo di rilievo la loggia P2 di Licio Gelli e sono numerosi i politici italiani della prima repubblica che si sono arricchiti con il traffico d'armi con alcuni paesi mediorientali e gli eserciti privati dei fondamentalisti. I grandi centri della coltivazione dell'oppio per la produzione di eroina furono la valle della Bekaa e l'Afghanistan. La prima era sotto il controllo diretto del fratello del dittatore siriano Hassad, il secondo sotto quello dei mujahaddin e poi dei talebani.

Il primo atto dei fondamentalisti ingrassati dai dollari americani e dal denaro sporco del narcotraffico è stato quello di attaccare dall'interno i regimi cosiddetti moderati, colpevoli della de-islamizzazione. Poi, a sconvolgere tutte le carte, intervenne la rivoluzione iraniana del 1979. Il più importante alleato degli Stati Uniti nell'area mediorientale veniva spazzato via da un fronte molto esteso che andava dai social-comunisti del Tudeh, ai progressisti eredi di al-Shari'ati e ai pasdaran della rivoluzione khomeinista. Fu un'alleanza fragile e durò poco, ma servì a sollevare grandi speranze del tutto infondate. Khomeini fu abilissimo nel tradirle sistematicamente, liquidando in primo luogo tutte le componenti laiche, socialiste e moderate della coalizione rivoluzionaria. Poi passò all'attacco dell'Occidente istituendo corpi speciali di infiltrati, cellule terroristiche pronte ad agire. In questo piano trovò un alleato nel leader libico Gheddafi e in gruppi sciti libanesi, costituiti in particolare da affaristi e finanzieri collegati a logge massoniche europee e associazioni segrete eversive di tipo nazifascista, dichiaratamente antisemite. L'Occidente non trovò di meglio che scagliare contrò la rivoluzione iraniana il regime di Saddam Hussein, giocando furbescamente sulla megalomania del rais. Fu una tragedia, una guerra lunghissima ed estenuante, combattuta senza esclusione di colpi. Saddam ricorse all'uso del gas nervino. I soldati iraniani furono spediti all'assalto per ondate. Una marea umana che sprofondava nel fango e nella sabbia, e poi finiva soffocata dai gas. I capi delle potenze occidentali e della stessa Unione Sovietica sono politicamente e moralmente responsabili al pari di Saddam e di Khomeini. Senza il loro sostegno, la guerra sarebbe finita per mancanza di munizioni. Qualcuno, su questa sporca guerra ha costruito la propria fortuna.
Ma esperienze come queste lasciano un segno indelebile. Gli islamici sanno, non dimenticano. L'odio inestinguibile che nutrono nei confronti degli americani, degli occidentali, degli europei, di tutto ciò che viene da Washington, il grande Satana, è strettamente legato a questa tragedia. La quale fu la vera, grande umiliazione del mondo islamico nel secolo trascorso.