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giovedì 5 novembre 2009

Corpo e mente - due storie separate



Separato dalla mente, il corpo cominciò la sua storia come somma di parti senza interiorità e la mente come interiorità senza distanze.
Due idee chiare e distinte come voleva Cartesio, per il quale il termine " esistere" assume quei due noti significati per cui si esiste come cosa e come coscienza.
Come rex extensa e rex cogitans.
Ma siccome a pensare è solo la rex cogitans, si ottiene un corpo quale è concepito dall'intelletto e non quale è vissuto dalla vita, un corpo in idea e non in carne ed ossa.
Un corpo che ha un male e non che sente il dolore, un corpo anatomico e non un soggetto di vita.
Non importa se lo stesso Cartesio si accorse dell'errore, la storia fu tutto per il secondo, e del primo rimane solo una concezione ingenua, a volte religiosa.
L'uso del corpo come cosa è ben visibile al giorno d'oggi dove la tecnica lo usa per scopi innumerevoli, dalla pubblicità al trapianto di parti anatomiche fatte di silicone.
Anche il rifiuto della vecchiaia, vista come punizione, è il risultato della separazione fra corpo e mente.
La violenza sessuale ne è poi l'estrema considerazione.
In politica sociale l'uso del corpo (come forza lavoro) prevale sulle esigenze del
corpo-mente (umanizzazione ambiente di lavoro).
L'uomo di oggi risolve questo dilemma semplicemente non ponendosi queste domande.
In questo modo esse si sciolgono nella mente cogitans perchè distaccata dal corpo.
Al limite si pongono come effetto dello sguardo e non perchè emergono dalla
natura delle cose.



Da Eyes wide shut di S.Kubrick
Musica di Jocelyne Pook
Lorenzo

domenica 6 settembre 2009

Lo stato delle cose



Stiamo vivendo una lunga fase politica, sfiorando non a caso quasi il ventennio, di meticolosa e programmata distruzione delle conquiste sociali, economiche, politiche e istituzionali.
In nome del riformismo si sono innescati meccanismi di distruzione dello stato sociale.
Un esempio per tutti il sistema pensionistico. Ingenti quantitativi di denaro non pubblico, ma dei lavoratori, dati alle grandi aziende in nome della cassa integrazione, quando poi sappiamo che è stata usata spesso come " metodo di produzione".
Si è poi arrivati alla messa fuori scena del sindacato, sfruttando la caduta delle ideologie.
Ritrovatosi debole da un punto di vista ideologico il sindacato è stato messo in disparte dala contrattazione collettiva, qui ha fatto buon gioco il sistema dell'informazione, presentandolo, specialmente la CGIL come un avversario dell'economia.
Arriviamo alla libertà di stampa, altro punto cardine di una nazione libera.
Io penso che la libertà di stampa ci sia, è sciocco lo sciopero dei giornalisti per una stampa più libera. Sciocco e fuorviante
Perchè la maggior parte dei giornalisti scrive dietro compenso e per chi paga di più. Professionisti prezzolati al soldo del più potente, per convenienza, per ruffianeria, per soldi.
Non c'è più nessuno che applichi il libero pensiero, la critica ontologica o teleologica, cioè la critica all'essere in sè o la critica per un fine, per arrivare a..
Ecco perchè la stampa è ancora libera, è libera di aver scelto di essere mercenaria.
Il governo è sotto gli occhi di tutti che non sta governando, non sta conducendo il paese se non alla sua rovina siciale, politica, economica.
A questo punto bisogna che le istituzioni sane, da confindustria ai sindacati fino alla finanza laica ( chi mi vuole capire capisca) si ritrovino e " conducano" il paese fuori dal tunnel, lasciando fuori il governo.
Sono le forze ancora sane, quelle che hanno ancora una visione di Italia, perchè è questo che manca. Tanto vivremmo sempre in questo stand-by con SB al governo e nessuna decisione verrà presa al riguardo.
Rimane il ruolo della chiesa, che si è sentita tradita dal patto pre-elettorale con SB ( il vero contratto non era fra elettori e lui ma fra Vaticano e lui) e tenta nuove strade al fine di scalzare definitivamente ciò che rimane della finanza laica milanese, il resto è in mano al patto SB-Vaticano-Finanza cattolica-imprese di C.L.
Ma questa è una guerra in cui noi saremmo sempre dei semplici osservatori.

Lorenzo

domenica 19 luglio 2009

Riflessioni

Prof. Vito Volterra, matematico, uno dei non firmatari del manifesto fascista universitario del 1931


Leggo da un recente articolo di U.Eco sull'Espresso che negli anni '30 solo l'1 % dei docenti universitari rifiutò di firmare un documento di fedeltà al fascismo. Questi dodici docenti su 1200 furono licenziati. Fra i firmatari, invece, c'erano anche intelletuali di sinistra, la loro scelta fu motivata dicendo che la lotta si poteva fare dall'interno. Fra questi c'era P.Togliatti.
U.Eco termina l'articolo dicendo che questi dodici hanno dato dignità a tutto il corpo docente universitario e non i firmatari in dissenso.
Concordo pienamente su quanto su scritto.
Proprio il piegarsi al volere altrui, vendere la propria dignità o solo assoggettarsi pensando di fare chissà quali gesti eroici, ha portato a questa forma mentis tipicamente italiana.
A volte fare il proprio dovere fino in fondo, con dignità e rispetto per i propri principi, andare avanti per la propria strada, porta ad essere ricordati nella storia ed essere da esempio per noi tutti, proprio come quei dodici docenti.
Proprio come Falcone e Borsellino.

sabato 4 ottobre 2008

L'appuntamento


Venerdì, 3 Ottobre 2008. ore 12,20 :
come al solito dò appuntamento vicino alla scala della stazione di Roma Termini.
Io sono puntuale col treno ma lei mai col tram.
Aspetto vicino alle fatidiche scale, che portano poi al ristorante.
Lunga attesa ma lei non si vede,(Vedi che non lasci gli spazi!!!!! mi sta tormentando lei,in questo momento, in un orecchio).
Provo a telefonare e mi dice che è tutta da un'altra parte,vicino ai binari!
"Ah ecco, Te vedo! 'Sta lì, nun te move!"
Io! non mi devo muovere! ma chi si è mai mosso dal punto prestabilito!
La vedo avvicinarsi, il suo sorriso mi fa dimenticare una incipiente incazzatura .
"Ao, ero da un'altra parte, pensavo che le scale fossero laggiù, poi mi sono trovata vicino ai binari."
Si deve sapere che ormai sono dieci anni che ci troviamo in stazione (quasi mai nello stesso punto), ma era abitudine trovarsi li e poi mangiare qualche cosa.
I cronici ritardi dei tram( e suoi) ci fanno improvvisare qualsiasi sorta di appuntamento.
Mi sta dicendo in questo momento, di non fare il furbo perchè una volta sono sceso a Latina invece che a Roma( io sono pure ferroviere!)
Questi sono i nostri primi 5 minuti di incontro, da dieci anni a sta parte.....(5 puntini, per la cronaca non va bene nemmeno così!)
Lorenzo

Venerdì 3 ottobre 2008 ore 12,50:
Beh, ad essere onesta sono arrivata con un pò di ritardo, quindi non erano proprio le 12.20 (mica tutta colpa mia, i tram qui funzionano......ok lo ammetto,solo colpa mia, riesco sempre a far tardi pur preparandomi con grande anticipo). Mi telefona, indicandomi, con la sua solita precisione, il luogo dell'incontro, io che vado di fretta perchè già so di essere in ritardo, non ascolto, gli dico va bene, ci vediamo lì.
Ma lì dove?
Vabbè, poi se non lo trovo lo chiamo col cellulare.
Una corsa contro il tempo la mia, sono l'unica persona in tutta Italia che spera nei ritardi dei treni per arricare puntuale. Ma non ho scampo: il tram si fa tutti semafori e non salta nemmeno una fermata.
Arrivo in stazione e m'incammino, ovviamente dalla parte sbagliata (ma qual'era quella giusta?),
Chiamarlo subito no, ho una dignità da difendere, quindi inizio a guardarmi intorno. Il mio senso d'orientamento è zero, però non ricordo i binari vicini alle scale che portano al ristorante.
I binari ci sono, le scale no!
Non ho capito niente? Mi sono persa!
Lui mi toglie dall'impasse, chiamandomi al cellulare. L'onore è salvo!
Non solo è già da un pò ad aspettarmi alle scale, ma è anche passato dal bancomat e ha comprato pure il regalo per un nostro amico.
- E non aggiungo altro!- mi dice. Non vuole farmi pesare il ritardo? Ho qualche dubbio a tal proposito.
- Dove sei? - La sua è una calma che non mi piace.
- Arrivo, ci sono quasi, però non ti vedo - cerco di aggiustare io che sinceramente non so proprio dove andarlo a cercare
- Sto aspettandoti proprio dove dovevamo incontrarci. - L'infame non mi vuole aiutare
- E sto esattamente dalla parte opposta dove stai di sicuro tu.- Ironizza
Parte opposta......è un indicazione, mi giro, lo vedo
- Ah ecco, ora ti vedo. Stai fermo lì e non ti muovere!
Si muove invece, mi ha vista e mi viene incontro. E' bellissimo sempre ritrovarsi.
Marilena
PS - Mi manda in paranoia perchè non tiene conto nè della punteggiatura nè degli spazi, inoltre rifiuta l'idea che i puntini sospensivi debbano essere, a mio parere, sempre sei!