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mercoledì 5 ottobre 2011

Wikipedia è già neutrale, perchè neutralizzarla?







I giornali avranno l’obbligo di rettifica anche se scrivono delle cose vere. Quindi, da adesso in poi, i nostri meravigliosi politici e i loro amicucci possono fare tutte le porcate che vogliono senza che possano venire riportate sui giornali. Questa è ufficialmente la morte della libertà di stampa in questo paese.
Questo è quanto è uscito oggi dalla commissione che ha di fatto varato la legge bagaglio.
E' la morte, il definito decesso della libertà di stampa e di espressione.
Ho notato, un po' in giro in internet, che qualcuno è contento perchè un emendamento ha lasciato fuori i blog come il mio dagli effetti nefasti di questo provvedimento.
E' il contentino per far stare buono un po' il popolo internet, credono loro. Io posso scrivere, che non conto nulla, le mie critiche sul governo, ma i siti, i blog ufficiali di informazione no, rischiano pene elevate.
Ma i blog e i siti nazionali di informazione sono le fonti a cui io attingo! Quindi mi tolgono la materia prima per informarmi in modo alternativo, quindi nulla è cambiato rispetto il vero intento governativo.

Sta facendo molta eco anche all'estero la chiusura di WIKIPEDIA ITALIA per protesta contro questo provvedimento di legge.
Wikipedia è vista in internet in tutto il mondo, e in molto stati esteri si stanno chiedendo cosa stia succedendo in Italia.
Ecco cosa hanno scritto i nostri ragazzi che curano la più grand enciclopedia multimediale al mondo:

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia



«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
Art. 27 Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo


Io Mercoledì prossimo sarò a Roma davanti al Pantheon insieme alla gente che ha ancora la capacità di indignarsi e scendere in piazza.

Per chi volesse firmare la petizione contro la norma bavaglio clicchi qui
Lorenzo

martedì 4 ottobre 2011

Blogger uniti, sempre




"L'uomo moderno si rende conto che il rimedio - come avverte Nietzsche - è stato peggiore del male, ossia gli immutabili, prevedendo e controllando il divenire, soffocano e minacciano la volontà di esistere, in modo più insopportabile della stessa minaccia del divenire."
Emanuele Severino - Filosofo contemporaneo

martedì 27 settembre 2011

La legge bavaglio sulle libertà di informazione


Queste è la proposta di legge che sta per essere approvata. Contiene due atti molto gravi per uno stato democratico: una inibizione quasi totale per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche contro i delinquenti e una forte limitazione della libertà di stampa e di informazione su internet.


Intercettazioni pubblicabili se 'rilevanti'; proroghe degli ascolti di 15 giorni; possibilità di collocare ricetrasmittenti anche in automobili o in uffici; sanzioni per editori ridotte. Sono queste alcune delle novità contenute nel ddl intercettazioni licenziato dalla commissione Giustizia della Camera l'estate scorsa e ora all'esame dell'Aula di Montecitorio.

Questi i punti fondamentali:

Reati intercettabili. Quelli più gravi (come mafia, terrorismo, sequestro di persona) e quelli puniti con più di 5 anni di reclusione. Corruzione e stalking compresi.

Limiti. I telefoni potranno essere messi sotto controllo per 75 giorni prorogabili di 15 in 15 fino al termine delle indagini preliminari. Per i reati più gravi il limite è di 40 giorni prorogabili di 20 in 20.

Divieti e sanzioni. Il giornalista rischia un mese di carcere o una multa fino a 10mila euro. Gli editori dovranno invece rispondere solo della pubblicazione delle intercettazioni 'irrilevantì di cui è stata ordinata la distruzione. Ma la sanzione sarà inferiore rispetto al Senato: dalle 50 alle 200 quote, cioè una pena massima di 300 mila euro. Le intercettazioni 'rilevantì potranno essere pubblicate dopo l"udienza-filtro. Quelle irrilevanti resteranno custodite in archivio'top-secret'. Inoltre chi passa ai cronisti atti del procedimento coperti da segreto rischia fino a 6 anni di carcere.

Intercettazioni ambientali. Si potranno piazzare microfoni anche in uffici o automobili. Viene reinserito il divieto di mettere 'cimicì varrà solo per le abitazioni private, a meno che non si sappia che lì si stia svolgendo un reato. Cade il termine dei tre giorni per le proroghe.

Dichiarazioni dei Pm. Il Pm potrà essere sostituito se farà dichiarazioni sul procedimento a lui affidato o se svelerà segreti. Ma la sua sostituzione dovrà essere decisa dal capo dell'Ufficio dopo che sia stata esercitata contro di lui l'azione penale. E non dalla sua iscrizione nel registro degli indagati.

Registrazioni "fraudolente. Chi fa registrazioni in maniera fraudolenta (come la escort Patrizia D'Addario che usò un registratore nascosto) rischia 'fino a 3 anni di carcere'.

Clero. Se ad essere ascoltato è un sacerdote, il Pm deve avvertire la diocesi. Se è un vescovo, la segreteria di Stato vaticana.

No alla legge Falcone. Se si indaga contro reati di criminalità organizzata non mafiosa non si avranno le stesse facilitazioni previste per quelli di mafia. Con il ddl si cancella l'art. 13 della legge Falcone (n.203 1991). Quindi diventerà quasi impossibile intercettare organizzazioni criminali dedite, ad esempio, a usura o a reati contro la Pubblica Amministrazione.


Tribunale collegiale. Ogni volta che il Pm chiederà l'autorizzazione a intercettare sarà il Tribunale distrettuale del capoluogo, in composizione collegiale a dover decidere. Solo sulla richiesta dei tabulati telefonici basterà l'ok del Gip.

Blog. Anche per i blog rimarrà l'obbligo di rettifica entro 48 ore. L'emendamento che puntava a sopprimere la norma venne bocciato. Secondo la quale ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti (sufficiente inviarla anche via e-mail) che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Una misura che castrerebbe la libertà di espressione in rete, e che prevede sanzioni per chi non rettifica fino a 12mila euro.


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MANIFESTAZIONE PROGRAMMATA


Il Quartiere generale della protesta sul web: Articolo 21

Lorenzo

martedì 18 maggio 2010

Sul Decreto Alfano




Desidero comunicare a tutte le persone che mi leggono e mi leggeranno che non intendo, nel malaugurato caso venisse approvato, in questo blog rispettare i dettami di tale decreto.
Trovo questo provvedimento un attacco molto grave alla libertà di stampa e di espressione, sia per quanto riguarda i mezzi di comunicazione tradizionali sia per internet.
In base a questo principio per me universale delle libertà individuali dell'uomo io continuerò a pubblicare ciò che penso e ciò che riterrò doveroso scrivere in questo mio spazio.
Ci sono dei principi che oltre essere costituzionali sono i capisaldi della carta internazionale dei diritti dell'uomo dell 'ONU.
Principi condivisi da tutta la comunità mondiale, fatti propri da tutti i paesi civili, difesi da tutti i paesi democratici. L'italia deve essere sempre fra questi paesi, ne è della nostra storia e dei principi della nostra Repubblica.
Ci sono regole imposte che un cittadino civile non può rispettare, in nome di tutti i cittadini liberi di questo mondo e per la difesa delle libertà di tutti i nostri futuri figli.
Io sarò uno di questi cittadini.

Lorenzo

giovedì 6 maggio 2010

Decreto Alfano



Dal blog di Enzo di Frenna volentieri pubblico e invito tutti a fare altrettanto:

Ho sentito a telefono l'avvocato Guido Scorza, il segugio dei provvedimenti legislativi anti internet. Il DDL Alfano che imbavaglia la cronaca giudiziaria e riduce il potere delle intercettazioni, non ha subito grandi modifiche. Quindi la norma che obbliga i blogger a pubblicare una rettifica relativa al contenuto di un post, entro le 48 ore successive alla pubblicazione on line, è rimasta intatta. Ci sono due emendamenti che puntano a svotare questo aspetto della norma - di cui uno è stato elaborato da un parlamentare del PD - ma a quanto mi risulta non sono stati recepiti. Ciò significa che, se nelle prossime settimane venisse approvato il DDL Alfano, scatterebbe la museruola anche per i blog.

Che cosa possiamo fare? Che tipo di protesta possiamo inventarci? Una roba semplice, di facile organizzazione, magari attraverso un tam tam della Rete. Inviatemi le vostre proposte nei commenti del mio blog. Nel frattempo mi faccio venire anch'io un'idea.

E. Di Frenna

E dal blog dell On. Massimo Donadi ( IdV)

Non aspettiamo l’ultimo momento per mobilitarci.
Mentre il Paese attende i risultati delle indagini della magistratura sulle inchieste che stanno esplodendo in questi giorni, il governo sta procedendo a tappe forzatissime verso l’assoluzione finale, ovvero, l’approvazione delle
legge sulle intercettazioni.
C’è una cosa che deve essere chiara a tutti: questa di
Scajola sarà l’ultima vicenda di cui gli italiani potranno leggere e che i giornalisti potranno raccontare.
Con la nuova legge sulle intercettazioni, se un politico avrà commesso un reato, sapremmo solo se, alla fine delle indagini, è stato arrestato ma non potremmo mai sapere perché, di quale reato si è macchiato. Un po’ quello che, in realtà, il
Tg1 di Minzolini sta tentando di fare da tempo.
Solo che da domani sarà legge e tutti dovranno attenersi ad essa, pena la decapitazione economica e finanziaria. La legge sulle intercettazioni è la soluzione finale sognata da
Berlusconi per risolvere la piaga della corruzione in Italia: mettere il bavaglio alla stampa e legare le mani alla magistratura. Se nessuno sa che un reato è stato commesso il reato non c’è.
E’ la prima regola del berlusconismo che abbiamo imparato sulla nostra pelle: se non ci sei, non esisti.
Di fronte a tutto questo, non dobbiamo stare ad aspettare. Non dobbiamo subire, per l’ennesima volta, piegando la testa. Di fronte ad una legge che non solo bloccherà le intercettazioni ma, quel che è peggio, fermerà per sempre qualsiasi notizia relativa a procedimenti giudiziari, dobbiamo prepararci già da adesso.
Sindacati, associazioni, politici, cittadini, giovani, donne, pensionati, tutti quelli che hanno a cuore la tenuta democratica di questo Paese, scendano in piazza per mettere in piedi la più
grande mobilitazione di popolo che si sia mai vista negli ultimi 20 anni.
Quella delle intercettazioni, insieme alle altre progettate da Berlusconi, sono norme che prendono l’Italia, la tolgono dall’Europa e la sbattono in qualche staterello del sud est asiatico. Portiamo il Paese in piazza.
I sindacati proclamino una giornata di
sciopero nazionale e noi saremo con loro. Si chiudano le saracinesche dei negozi, l’Italia si fermi per un giorno: a chi vuole toglierci l’ultimo spiraglio di verità che ci rimane, facciamo sentire i palpiti dei nostri cuori uniti.

lunedì 3 maggio 2010

Rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo


Oggi, 3 maggio, si celebra in tutto il mondo la diciottesima “Giornata mondiale della libertà di stampa” indetta dall’Onu.
Numerose le iniziative in tutto in mondo e nelle grandi città italiane. Molto attesa la conferenza stampa di Reporter sans frontiers Italia che alla fine divulgherà la lista dei “ 40 Predatori della libertà di stampa”.

In anticipo rispetto agli altri anni giunge il rapporto annuale sullo stato di salute della stampa mondiale edito da Freedom House. Lo studio mette in luce una sensibile diminuzione della libertà di stampa mondiale per l'ottavo anno consecutivo, producendo un quadro globale in cui solo una persona su sei vive in paesi con una stampa libera.
Se vi starete chiedendo “come ci siamo classificati?”, sappiate che siamo settantaquattresimi nel mondo. L’unico Paese tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerato “Partly Free” (parzialmente libero) è il nostro. L’unico paese dell’Europa che “conta” ad avere la libertà di stampa minacciata dall’attacco delle istituzioni è il nostro. Siamo in compagnia di Benin, Hong Kong e India. Se volessimo trovare un “cugino europeo” che stia peggio di noi dovremmo guardare ai paesi dell’Est o addirittura alla Russia.
Per Freedom House la concentrazione dei media nelle mani di un solo soggetto e la pesante interferenza del governo sull’operato dell’emittente pubblica, confermano lo stato dell’Italia come paese parzialmente libero.
Scrive FH “In Italia, un paese già classificato l’anno scorso come Partly Free, le condizioni sono peggiorate quando la stampa si è scontrata con la sfera personale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dando vita ad azioni legali contro le principali testate italiane e straniere e, soprattutto, introducendo la censura dei contenuti critici da parte dell’emittente pubblica.”
“L'Italia rimase stabile nella categoria parzialmente libera – scrive Karin Karlekar, che ha curato il rapporto per l'organizzazione - registrando un lieve calo di punteggio a causa dei tentativi palesi delle autorità di interferire sulla politica editoriale delle varie testate”
Questo è solo uno dei tanti primati negativi della nostra cara Italia.

Lorenzo

martedì 3 novembre 2009

Sulla libertà - parte seconda



Che cosa è la libertà?

Parto dal decisivo studio di Schopenhauer sul libero arbitrio per dire che questo argomento non si tratta tanto di discutere se io posso " fare ciò che voglio" ma " se io posso volere ciò che voglio".
Riguardo lla prima impostazione chiedere se posso fare ciò che voglio equivale semplicemente a indagare se colgo il significato della legge come forma generale di valutazione della condotta; capire una legge significa essere capaci di trasgredirla: ancor di più, equivale a trasgredirla effettivamente come interiorizzazione reale dei due campi che il suo limite segnala.
Hegel vide quel confuso " affare" della mela nel giardino dell'Eden; infatti disobbedire alla proibizione è l'unico modo per conoscerla per un essere razionale, ma infrangendo ciò, io penso, abbiano perso la libertà.
Non occorre che io insista molto su questo punto, Kant su questo è stato molto chiaro.
Naturalmente fare ciò che voglio può sembrare in antitesi con la legge, ci si sente legati.
E' desolante vedere come ancora ai giorni nostri ci siano " governanti " che si rifanno nei loro discorsi alla libertà per poter infrangere " liberamente " la legge.
Questa libertà la chiamano democrazia, se sono condannato per chè ho infranto la legge debbo rimanere per difendere la democrazia.
Nessuno gli ha risposto con argomenti sensati, si è preferito rimanere sul ring dello scontro politico!
Trovo desolante, e l'ho scritto sia in miei post che in qualche commento qua e là, quanto ho letto riguardo la libertà di stampa, di parola, di pensiero. Il tutto è rimasto nell'ambito se c'è libertà o no, se era in pericolo la democrazia.
Da un punto di vista politico concordo, ma la politica è dialettica e lotta, è l'arma non il soggetto da difendere.
Non c'era da difendere nessuna democrazia, non era in pericolo nessuna libertà, non si è cercato di cambiare il concetto di libertà di stampa.
Ci sono semmai degli spazi poco democraticamente occupati; c'è un uso personalistico della stampa non della libertà. Ecco dove abbiamo perso energie e dove si continuerà a perderne, restando tutto così come era.
Anzi addirittura non se ne parla più.
Obiettivo sbagliato.
Linguaggio errato
Sartre ha già stabilito nella sua epoca che " la libertà trova da ogni parte impedimenti e ostacoli che non ha creato; ma questi ostacoli sono il frutto proprio della libertà umana".
Questi ostacoli non li crea la libertà in sè, ma l'uomo libero, quindi si deve discutere di leggi, non cosa sia o se c'è libertà. E' una contraddizione.

Segnala adeguatamente Sartre " risulta necessario precisare, contro il senso comune, che la formula essere libero non significa ottenere ciò che si vuole, ma determinarsi a volere, impegnarsi a ciò".
In poche parole il successo nulla ha a che vedere con la libertà.
Queste frasi mi portano a riformulare la domada : posso fare ciò che voglio??
La risposta arriva quando mi chiedo : posso volere ciò che voglio?
Posso scegliere ciò che voglio e sotto questo aspetto sono libero, ma non posso scegliere il volere stesso che determina la mia scelta. I miei motivi mi condizioneranno inesorabilmente , ma devo fare i conti con la rigorosa necessità di qualunque altra causa del mondo fisico.
Devo anche fare i conti con la legge degli uomini liberi.
Traggo anche un'altra conclusione, la libertà di volere non dipende dalla libertà in sè, ma dal carattere della persona.
Ognuno ha il carattere che vuole ( libertà di essere) perchè il suo volere non è altro che suo carattere.( Schopenhauer)
Ognuno è ciò che liberamente vuole essere.
Ma vi è anche una condanna nell'essere liberi.......ma qui andremo troppo a parlare di Sarte, nell'essere obbligati ad essere liberi; l'uomo gettato nella sua libertà.

Lorenzo


martedì 20 ottobre 2009

Peggiora la libertà di stampa in Italia



Peggiora la libertà d i stampa in Italia: è questa una delle conclusioni dell'annuale rapporto pubblicato da "Reporters sans frontières"
( http://www.rsf.org/fr-classement1001-2009.html ).
Secondo la nuova classifica delll'organizzazione internazionale, gli altri dati più rilevanti sono l’aumento della libertà di stampa negli Stati Uniti dopo l’insediamento di Obama (gli Usa risalgono dal 40° posto al 20°) e il peggiorare della situazione in paesi come Iran (73°) e Israele (93° sul territorio nazionale ma solo 150° fuori dai confini).


SCANDINAVIA FELICE - Anche per l'Italia , come detto, un responso negativo, col nostro paese che perde 5 posizioni, dalla già non confortante 44esima posizione del 2008 fino alla 49esima (e nel 2007 era 35esima) . Cinque i Paesi che guidano la classifica dei più "liberi": Danemark, Finlandia, Irlanda, Norvegia e Svezia. Ultimo classificato (su 175 parsi monitorati) è l'Eritrea.

Lorenzo

venerdì 25 settembre 2009

Appello libertà di stampa


Dal mondo del cinema continuano ad arrivare adesioni all'appello dei tre giuristi per la libertà di stampa. Firma il regista tedesco Wim Wenders, con lui Paul Laverty (famoso sceneggiatore inglese che lavora con Ken Loach), l'italo-svedese Erik Gandini, che ha diretto Videocracy. E poi, una lunga lista di attori e registi italiani: Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Valeria Solarino, Giovanni Veronesi, Claudia Gerini, Valentina Cervi, i registi Giovanni Veronesi e Susanna Nicchiarelli.

E dice sì all'appello un intero festival cinematografico.
È il Salina Doc Fest, il festival del documentario diretto da Giovanna Taviani, in corso fino al 26 settembre nell'isola di Salina: dal rimorchiatore "Liberty Tug", sede di Palazzo Intelligente, la onlus che gira il Mediterraneo occupandosi della valorizzazione delle culture locali e punto nevralgico della programmazione del festival, il festival ha avviato una raccolta di firme a sostegno dell'appello dei tre giuristi.

Se siamo arrivati a questo punto, l'Italia, il paese della cultura, il paese con la costituzione più moderna vuol dire che la colpa è anche tutta nostra.
Non sappiamo essere i custodi delle nostre libertà.

Lorenzo

venerdì 18 settembre 2009

Attacco ai blog e ai siti che informano - Una proposta di legge contro la libertà in internet

Dal sito di Guido Scorza

Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera undisegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l'intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i "siti internet aventi natura editoriale" l'attuale disciplina sulla stampa.
Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d'un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.

Non bastano più l'occupazione della Rai, le menzognie dette in Tv, i suoi giornali raccontaballe.
Ora alcuni suoi sgherri vogliono imbavagliare la libera espressione.
Questa è dittatura!!!

Lorenzo

giovedì 17 settembre 2009

Manifestazioni rinviate

ROMA - La strage di soldati italiani a Kabul ha spinto la Federazione nazionale della stampa, il sindacato nazionale dei giornalisti, a rinviare la manifestazione in difesa della libertà di stampa, in programma sabato prossimo.

lunedì 14 settembre 2009

Manifestazione nazionale per la libertà di informazione


Lanciamo l'iniziativa:
UNA, CENTO, MILLE PIAZZE PER LA LIBERA INFORMAZIONE.

In molti chiedono anche altri punti di presidio.
Vi informeremo sulle varie manifestazioni locali spontanee.

Roma Piazza del Popolo Sabato 19 Settembre ore 16.00-19.00

Presidio a PAVIA in piazza della Vittoria Sabato 19 alle ore 16,00.

Presidio a MILANO in piazza del Duomo alle ore 17 di Sabato 19.


Aderisci anche tu!

Silvio Berlusconi e la maggioranza di destra stanno tentando l’assalto finale alla libertà di informazione, con l’obiettivo di eliminare nel paese ogni spazio di critica all’operato del governo. La critica secondo la destra è elemento da eliminare, da zittire.

Sta partendo l'epurazione di RaiTre. Gli attuali direttori di Tg3 e RaiTre, Antonio Di Bella e Paolo Ruffini, sono ritenuti da tutti ottimi professionisti, fra i migliori della Rai.
Hanno ottenuto sia in qualità che in quantità d´ascolti eccellenti risultati. Danno però fastidio. Devono perciò essere sostituiti per arrivare ad eliminare dalla rete un gruppo di programmi amati e, per Berlusconi, pericolosi. Si tratta anzitutto di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio e di "Report" di Milena Gabanelli, quindi dei salotti di Serena Dandini e di Daria Bignardi, "Parla con me" e "L´era glaciale".

Si aggiunge poi la querela e il tentativo di zittire il quotidiano La Repubblica. Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire. Si vuole insabbiare così - almeno in Italia - la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.
Stupisce che in un paese libero, un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte.

Stupisce ancora di più l’indegno attacco al direttore di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, reo anch’esso di aver criticato il nostro presidente del consiglio. L’intimidazione arriva da Il Giornale, quotidiano di proprietà di Silvio Berlusconi e diretto dal neo direttore, da lui voluto, Vittorio Feltri. Attacco che segue di poco le parole della Padania di Bossi che suggerivano alla Chiesa Cattolica di non insistere con le critiche al governo pena la revisione del concordato tra stato e chiesa.
Siamo vicini ad un punto di non ritorno per la democrazia italiana.

Mobilitiamoci per sabato 19 settembre!

Alla manifestazione hanno già aderito CGIL, IDV, Sinistra e Libertà, PD, PRC, ARCI, ACLI, Libertà e Giustiza, ANAC, SAI - Sindacato attori italiano - SLC CGIL, ApTI- Associazione per il Teatro Italiano e molte associazioni civiche e culturali.




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IMPORTANTE:
Se non vi è possibile partecipare per motivi personali e lavorativi all'iniziativa di Sabato 19 Vi chiediamo comunque di inoltrare l'invito ai Vostri amici e parenti. Ognuno di noi è indispensabile per la riuscita di questo grande evento!

Lorenzo