lunedì 10 agosto 2009
Habermas
Jürgen Habermas è uno dei nomi più ricorrenti negli articoli e nei saggi filosofici degli ultimi trentanni del secolo scorso ed anche dopo il 2000.Lo cito molto qanche in questo blog.Se la sua produzione è immensa, la letteratura su di lui è di mole difficilmente quantificabile. Bene o male, come bersaglio polemico o come punto di riferimento, Habermas è dunque un filosofo importante, conosciuto ed apprezzato anche negli Stati Uniti, dove generalmente prevale il sospetto nei confronti di ciò puzza vagamente di marxismo (specie quello critico). Minor fortuna ha avuto solo in Francia, dove il dibattito filosofico e culturale segue spesso logiche molto particolari.
Questa notorietà di Habermas dipende dalla sua originalità. Erede della teoria critica della scuola di Francoforte, in un certo senso ne è il continuatore, mentre, per altro verso, ne risulta anche il critico più lucido e feroce, sia quando assimila, per esempio, il pensiero di Adorno alla corrente irrazionalistica del postmoderno, sia quando denuncia il desiderio di Marcuse di una scienza alternativa a quella reale come cattiva utopia.
Alla luce di quanto si è visto finora, si può condividere la breve ricostruzione che offre Franca D'agostini in Analitici e continentali: ci sono state, nel secolo scorso, tre diverse fasi del lavoro di Habermas. La prima si svolse negli anni '60, durante i quali egli prese su di sé l'onere di continuare la teoria critica della Scuola di Francoforte proprio nel momento della sua massima crisi e dell'involuzione del pensiero di Max Horkheimer.
In questo periodo egli fu per qualche tempo "marxista", ma è notevole scoprire che produsse una serie di contributi ad un esame storico della razionalità anche nella sua giovanile stagione pre-marxista.
La seconda fase caratterizzò l'impegno di Habermas negli anni '70, e si svolse lungo una linea, da lui stesso definita come teoria dell'agire comunicativo. In tale periodo Habermas si confrontò criticamente in particolare con la corrente ermeneutica, ricevendo tuttavia numerosi spunti sia da Noam Chomsky che da Searle.
La terza fase (anni '80) portò Habermas a contrastare apertamente il postmodernismo, schierandosi per una difesa della razionalità, anche se in termini critici, una razionalità universale contrapposta alla presunta razionalità del dominio, identificata tout-court con la "ragione" filosofica e scientifica. Riprendeva così il filo del ragionamento dei suoi anni pre-marxisti.
In generale, salvo l'importante Conoscenza ed interesse del 1968, Habermas non aveva mai affrontato sistematicamente questioni teoretiche fondamentali, limitandosi ad insistere sui temi etici e politici che mantenevano al centro la problematica della liberazione in una visione democratica. Con gli scritti raccolti in Verità e giustificazione (Laterza 1999) il lungo lavoro di esplorazione pare tornare al punto di partenza.
Ecco allora un Habermas IV.
Lo coglie ancora Franca D'agostini in una recensione apparsa sul Manifesto. «Verità e giustificazione è un libro importante, per diverse ragioni. Anzitutto perché contiene una messa a punto sulla situazione attuale in filosofia che è di grande aiuto per predisporre un piano comune di discorso. Secondariamente perché Habermas con onestà e pazienza si misura, in questi saggi, con problemi classici ma entro certi termini inaggirabili, condivisi dalla filosofia contemporanea, ma anche dal pensiero comune, e da quello scientifico; per esempio: come definire i rapporti tra norme e natura? come fare i conti con la presunta impossibilità di una "presa diretta", non mediata linguisticamente, sulla realtà? quale può essere il nesso tra rappresentazione e comunicazione (problema in cui secondo Habermas oggi si gioca la vecchia carta del rapporto tra teoria e prassi)? quale può essere il ruolo della filosofia nel mondo contemporaneo?»
Non si era ancora spenta l'eco di questo ritorno che apparve nel 2002 Il futuro della natura umana, edito da Einaudi. La bioetica diviene così l'ultimo terreno di confronto di questo grande maestro di razionalità. Ancora D'Agostini, puntualmente, sulle colonne del Manifesto, intervenne con una recensione: «L'idea di fondo dell'autore è che la casualità della nascita deve essere in linea di principio preservata, deve cioè rimanere come lui dice "indisponibile". La modificazione genetica è legittima con scopi terepautici, è cioè accettabile la cosiddetta genetica negativa, che toglie e scongiura le malattie ereditarie, non la genetica migliorativa e pianificante, o lo "shopping in the genetic supermarket.»
Simili posizioni non potevano che sfociare in un interessante confronto con l'intellettuale teologo Joseph Ratzinger, quando questo non era ancora diventato Benedetto XVI.
Il loro incontro avvenne il 19 gennaio scorso, sul podio della Katholische Akademie in Bayern, a Monaco di Baviera, sui grandi problemi della scienza e della vita, ma anche della religione e dello stato democratico moderno. I rispettivi discorsi sono stati prontamente tradotti per la Morcelliana, che ha stampato un libro nella collana del "Pellicano Rosso" intitolatoEtica, religione e stato liberale.
Brevissimi cenni biografici
Jürgen Habermas nacque a Gummersbach il 18 giugno 1929. Figlio del direttore della locale Camera di commercio, da adolescente fu costretto a indossare l'odiata camicia bruna ed a marciare nelle file della "Gioventù hitleriana". Si laureò nel 1954 a Bonn con una tesi su Schelling. Lavorò quindi come giornalista, occupandosi prevalentemente delle tendenze sociali e intellettuali del suo tempo. Nel 1956 divenne assistente di Theodor Adorno all'Istituto di Francoforte. Successivamente, nel 1962, ricevette un incarico di professore di filosofia presso l'Università di Heidelberg.
Nel 1964 tornò a Francoforte come professore di sociologia e filosofia e quattro anni dopo pubblicò il saggio Scienza e tecnica come ideologia, mentre il movimento di protesta studentesco raggiungeva il suo culmine. Habermas criticò l'ala estremistica del movimento, accusandola persino di "tendenze fasciste" nel senso di irrazionali, e comunque vide lucidamente che l'illusione di alcuni leader di vivere una situazione pre-rivoluzionaria era del tutto sbagliata.
Nel 1968 pubblicò Conoscenza e interesse. Nel 1970 uscì Logica delle scienze sociali.
Nei quattro anni dal 1971 al 1983 fu direttore, con C.F.von Weizsäcker, del Max Planck-Institut di Starnberg. Dal 1974 fino al 1980 operò studi sull'evoluzione sociale e la psicologia dello sviluppo, che lo condussero alla pubblicazione dei due volumi Teoria sull'agire comunicativo nel 1981. Dal 1982 tornò ad insegnare nuovamente filosofia a Francoforte. l'anno successivo pubblicò L'etica del discorso, altra opera considerata fondamentale perché contenente la proposta di un principio universale di pragmatizzazione che trasformava l'imperativo categorico di Kant da norma individuale in una possibilità di intesa intersoggettiva.
Nel 1985 pubblicò Il discorso filosofico della modernità; un anno più tardi intraprese un progetto di ricerca sulla filosofia del diritto e la teoria della democrazia. Nel 1988 uscì Il pensiero postmetafisico. È dal 1994 professore emerito a Francoforte e alla Northwester University di Chicago.
Notte di S.Lorenzo

Questa notte sarà la notte delle stelle cadenti.
Le Perseidi, che scontrandosi contro l'atmosfera terrestre creano il fenomeno delle scie nel cielo.
Vengono chiamate le " lacrime di S.Lorenzo", lacrime che vagano per il cielo per cadere proprio il giorno della sua festa.
E' il mio onomastico, un solo desiderio e tante lacrime.
Lorenzo
domenica 9 agosto 2009
Paranoid android
Please could you stop the noise
I'm tryin to get some rest
From all the unborn chicken voices
in my head
What's that?
What's that?
When I am king
you will be first against the wall
With your opinions
which are of no consequence at all
What's that?
Ambition makes you look pretty ugly
Kicking screaming gucci little piggy
You don't remember, you don't remember
Why don't you remember my name?
Off with his head man, off with his head!
Why won't he remember my name?
I guess he does
Raindown
raindown
come and raindown
on me
From a great height,
From a great height,
Raindown rain down come
and rain down on me
From a great height,
From a great height,
That's it sir
you're leaving
The crackle of pig skin
The dust and the screaming
The yuppies networking
The panic
The vomit
The panic
The vomit
God loves his children
God loves his children, yeah
sabato 8 agosto 2009
Riprenderò a scrivere di filosofia
Riprenderò a scrivere di filosofia e di politica.
Forse è l'unica cosa che so fare.
Cercare di rinascere attraverso questo blog, cercando di non ricordare passaggi che hanno segnato la mia vita.
Se sentirò l'esigenza di scrivere di me stesso lo farò attraverso un nuovo blog, ai margini della blogosfera, nascosto, lontano da sguardi indiscreti, curiosi e giudici di ogni risma.
Mi basterà scrivere, se sentirò la necessità, i miei stati d'animo, per esorczzare le mie paure.
Ma qui, in questo blog, ci saranno solo le mie idee, i miei pensieri e astruserie filosofiche, perchè ho questa passione e non voglio gettarla via.
Lorenzo
Nessun commento per favore
Forse è l'unica cosa che so fare.
Cercare di rinascere attraverso questo blog, cercando di non ricordare passaggi che hanno segnato la mia vita.
Se sentirò l'esigenza di scrivere di me stesso lo farò attraverso un nuovo blog, ai margini della blogosfera, nascosto, lontano da sguardi indiscreti, curiosi e giudici di ogni risma.
Mi basterà scrivere, se sentirò la necessità, i miei stati d'animo, per esorczzare le mie paure.
Ma qui, in questo blog, ci saranno solo le mie idee, i miei pensieri e astruserie filosofiche, perchè ho questa passione e non voglio gettarla via.
Lorenzo
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lunedì 3 agosto 2009
Gente di collina

Da bambino andavo almeno un mese dai miei nonni materni a Castelnuovo Belbo, provincia di Asti.
Un paese arrampicato per metà su una delle morbide colline del Monferrato astigiano, nel mezzo del Piemonte.
proprio in cima alla collina c'era la casa dei miei nonni. Una casetta nel verde, con il pozzo in cortile, una piccola stalla dove fino a qualche anno prima c'era il bue, unico mezzo di locomozione per lavorare la terra, un orto con tantissime verdure, frutta e un " casotto" con conigli e galline.
I miei mi mandavano lì per " cambiare aria", visto che io abitavo in quell città di pianura afosa che si chiama Alessandria.
Cambiavo totalmente ritmo di vita, alimentazione, amici, giochi, modo di relazionarmi. Mi adattavo subito, forse ho sempre ammirato la gente di collina, abituata a camminare per quelle salite lunghissime, non ripide ma con una pendenza costante, quasi a simboleggiare la durezza della vita di campagna.
Mia nonna, cuoca eccezionale e con prodotti la maggior parte coltivati nell'orto, mi preparava prelibatezze d'altri tempi. Torta con i mirtilli e fragole di bosco, minestroni con la pasta fatta in casa, il coniglio in umido e la sua famosa purea di patate e carote, agnolotti fatti in casa, gnocchi di patate.
Mio nonno, uomo di campagna ma arguto e con quella intelligenza pratica che solo i contadini hanno, mi portava sempre con lui nella vigna, spettacolo ed esempio di ordine e lavori da manuale, la quale ricambiava quella dedizione alla terra a fine Settembre con una ottima uva barbera.
Ho scoperto sapori per poi perderli nuovamente dopo pochi anni, quando, ormai ragazzo, ho preso la mia strada per altre lande da esplorare, con gli amici.
La colazione la preparava mio nonno, per me burro e marmellata, per lei la scodella di latte con il pane del giorno prima, per lui un pezzo di gorgonzola, mezzo peperone e, se c'era. magari una acciuga sott'olio con il famoso "bagnet". Mi sono sempre chiesto il perchè, anche negli anni a seguire. Ho sempre pensato che mia nonna fosse femminista costringendo il nonno a fare anche lui le faccende di casa.
Ricordo, una decina di anni dopo, conversando con loro ormai molto vecchi, chiesi il perchè di questo. Nel sentire parlare di femminismo mia nonna guardò il marito con aria interrogativa, quasi come dire, è cresciuto in città, el capisc pà ( con un bellissimo e dolce accento di Canelli).
Mio nonno disse: " Gianlorenzo, ma perchè questa domanda? Guarda che è normale, se uno non ha tempo per una cosa lo fà l'altro".
Questa è stata la semplice risposta.
Notai poi a pranzo, prima no, non lo avevo mai fatto, che la disposizione dei cibi era sempre messa in mezzo a loro, si dividevano tutto in tavola e spesso mettendo porzioni uno nel piatto dell'altro.
Io, che teorizzavo teorie comuniste o chissà cosa, la risposta era invece semplice, "se uno non ha tempo lo fa l'altro".
Forma mentis della gente di campagna, di Castelnuovo Belbo, di collina, del Monferrato, del Piemonte, di tutte le regioni del nord del centro e del sud, di tutta l'Italia..... non della Padania.
Lorenzo
Bretagna
Ar re 'n oad, ar re yaouank a ya war-raok war an hent
An avel ne vank ket wa' 'n divjod, ba' skevent
Avel a-benn ha gouelioù tenn
Avel 'ar vor, gouelioù digor
Mat er c'horf mat er penn
Dao mont war c'horr(e)
Ha dalc'homp stag hag e vimp trec'h
Dalc'homp ar vag, diwall douzh an traezh
Erru et porzh 'raok pell 'vo levenez
Krog an daouarn douzh hon douar
Chomomp Bretoned, kaoc'h da bPariz
Krog war 'garreg, krog an daoudroad
Enor ha lorc'h d'ar Vreizhiz
Les jeunes et les plus mûrs, on va de l'avant,
Les joues fouettées, la poitrine gonflée de vent,
Vent du large, vent du nord,
Vent debout, voiles tendues, vent sur mer, toutes voiles dehors,
Bien dans la tête, bien dans le corps,
Il faut y aller!
Et croche dedans, à nous la victoire,
Tiens bon le bateau, gare aux bans de sable !
Et, d'ici peu, chez nous, il y aura de la joie !
Accrochés au pays,
Rester Bretons, merde à Paris !
Accrochés au roc, les mains, les pieds,
Retrouvés respect, fierté.
En route vers la Bretagne
sabato 1 agosto 2009
Uno dei giorni che chiamai la polizia sul treno

Quando facevo il capotreno, un giorno avevo due viaggiatori che rifiutavano di pagare il biglietto.
Erano anche spocchiosi e maleducati.
Non erano italiani.
Mi dissero: " Italiani, sempre a chiedere soldi" " vergogna, italiani mafia".
Io, con atteggiamento professionale chiesi loro di essere identificati e di mostrarmi, cortesemente, il passaporto per redigere il verbale. Per risposta mi diedero del mafioso.
Chiamai la polizia e dissi loro " per cortesia, ci sono due extracomunitari da identificare, necessita il vostro intervento".
Quando vennero mi dissero i poliziotti, ma non sono extracomunitari, sono bianchi!
Io risposi, che centra se sono bianchi, uno è svizzero e l'altro è statunitense, appunto extracomunitari.
Passai quasi un ora nel posto polfer con il rischio di denuncia per "procurato allarme".
Questa è l'Italia, dove i nomi hanno valore solo in un senso.
Lorenzo
Testamento biologico in internet

Trovo molto interessante questa iniziativa statunitense che riguarda la possibilità di mettere in internet il proprio testamento biologico
Da La Repubblica:
Negli Usa da qualche giorno, grazie ad un nuovo servizio di Google Health, il portale sulla salute di Google, è possibile mettere in rete quello che in Italia chiamiamo testamento biologico. La filosofia di Google Health è semplice: meno carta e più immediatezza per la consultazione di referti e cartelle cliniche, analisi e ricette, prescrizioni e diagnosi. Sul sito è possibile creare un profilo dove caricare, dopo averli scannerizzati, documenti medici. Oltre ad avere tutti i referti sanitari in ordine e immediatamente disponibili e consultabili (sopratutto in caso di emergenza), si possono condividere con altre persone, come familiari o medici. Solo l'utente può modificare e caricare dati. Chi si occupa della nostra salute, e i nostri parenti, potrà accedere e consultare la cartella clinica online, ma non modificarla. Si crea così una sorta di "social network della salute" dell'utente: sarà lui a decidere quali referti mettere online e scegliere gli "amici" che potranno visualizzare il suo profilo sanitario. Il documento più importante, come spiega il blog ufficiale di Google, che si può archiviare online e condividere, è l'advance directive, una sorta di testamento biologico, che consente di pianificare e comunicare le volontà di fine vita nel caso si dovesse essere incapaci di comunicare. Si tratta di un documento ufficiale - e con valore legale negli Usa - che limita la discrezionalità del medico.
La Repubblica 21-07-2009
Lorenzo
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