venerdì 31 luglio 2009

Pragmatismo - Pierce 2^ parte



Il fondatore del Pragmatismo fu Charles Sanders Pierce ( 1839 - 1914), un cultore di logoca simbolica e di semiotica e un grande divulgatore di dottrine scientifiche.
Nel campo della logica simbolica il suo maggior contributo è quello concernente la logoca delle relazioni che troverà poi una collocazione più ampia nella Logica di Russel.
Nel campo della semiotica cioè della teoria dei segni ( vedi link), Pierce ha riespresso la teoria stoica del significato in termini che le danno diritto di cittadinanza nella logica moderna.
" Un segno o representamen è qualcosa che sta, nei confronti di qualcuno, per qualche altra cosa in qualche rispetto o capacità".
Quando l'oggetto del segno è una cosa reale, il segno diventa una proposizione che, appunto in riferimento all'oggetto, può essere dichiarata vera o falsa.
Un tratto originale della semiotica di Pierce è la considerazione di quell'aspetto del processo semiotico ( interpretante-fondamento) che più tardi si chiamerà pragmatico.
L'asserzione è infatti la prova che il parlante dà all'ascoltatore, che egli crede qualcosa, cioè che egli considera un'idea come definitivamente obbligante in una certa occasione.
da questo punto di vista i processi di ragionamento sono caratterizzati dal fatto che essi tendono a corregere se stessi ( significato frase " in una certa occasione).
Così fa l'induzione che procede per campionamenti e che ad ogni nuovo campionamento corregge le sue premesse. Così fa la deduzione, la cui certezza è fondata non sulla assenza di errori ma sulla possibilità di usare controlli che consentano di riconoscere e correggere errori.

Quanto scritto sopra è la metafisica di Pierce, cioè ciò che sta sopra i ragionamenti, applicabile in tutti i campi da lui esplorati.
Pone un concetto molto importante, seguito ancora oggi, specialmente nei paesi anglosassoni, cioè la fallibilità dei concetti. NON PIU' IDEE INAMOVIBILI, ma teorie in continua evoluzione e correzzione degli erori passati.
Questo sistema ha portato delle differenze enormi fra quelle società pragmatiche e non.
Una differenza molto interessante è che, ad esempio negli USA, è prassi normale, raccogliere dati, in modo scientifico, su qualsiasi argomento.
Le banche dati USA sono indispensabili per qualsiasi tipo di ragionamento, dal politico all'economico al sociale.
Un esempio che può apparire stupidi ma significativo.
Avere mai visto in Tv una partita di basket o baseball USA?
Scorrono sotto una miriade di dati. Dalle percentuali dei mgliori tiratori, al punto da più lontano ecc....
Altro esempio, provate a guardare i notiziari economici USA, scorrono sotto una quantità di dati impressionante. Questo è il sistema pragmatico di ragionare.
Si analizzano i dati per conferma delle proprie scelte, se non corrispondono si cambia.
In politica il pragmatismo ha dei vantaggi, ma anche svantaggi.
la guerra in Vietnam è stata fatta perchè i dati a disposizione e la loro analisi prevedavano vantaggi. Dimostrata l'inutilità di tale politica si torna indietro.
In Europa è diverso, oltre alle analisi pragmatiche ci si confronta con le idee, con i principi, spesso con risultati migliori.
Lorenzo

giovedì 30 luglio 2009

Il Pragmatismo 1^ Parte - Introduzione a Pierce

Pensare significa muoversi continuamente tra dubbio e certezza, non come fece Descartes, mettendo in dubbio anche certezze ovvie, cioè condivise da tutti, come l'esistenza della Luna, della terra e del cielo, di me e di te, di questo tavolo e di questa sedia, ma davanti ad un dubbio giustificato quale l'efficacia di un farmaco o la teoria delle stringhe, ovvero circa credenze non sufficientemente provate e dimostrate, verificate e riverificate. Pensare è necessario per vincere i dubbi ed acquisire credenze stabili o, comunque, relativamente durature. Risponde quindi ad esigenze che sono insieme psicologiche, conoscitive e pratiche. In The Fixation of Belief, articolo pubblicato nel 1878, Peirce mette a fuoco i principi del pragmatismo, evidenziando che tutti, volenti o nolenti, facciamo teoresi quando nutriamo qualche dubbio sul che fare per risolvere un problema, raggiungere qualche obiettivo, realizzare qualcosa, od anche solo capire perché vogliamo qualcosa. Ancor di più quando vogliamo la spiegazione del perché di qualcosa.
Peirce osserva in primo luogo che non basta la validità formale di un inferenza a giustificare la eventuali conclusioni cui perveniamo muovendo da date e sicure premesse. Qualsiasi ragionamento, infatti, è sempre guidato da "un principio guida" che costituisce "un abito mentale, costituzionale o acquisito". La sua validità è formulabile in una proposizione la cui verità dipende delle inferenze che l'abito mentale determina, a prescindere dalla verità o falsità specifica delle conclusioni. Si può quindi dire che dubbio e credenza non stanno, per Peirce, in rapporto con i principi formali della logica. Costituiscono, semmai, le implicazioni psicologiche e pratiche dell'attività del pensiero. Il dubbio non è altro che uno stato di irrequietezza e insoddisfazione che produce incertezza; la credenza è lo stato di quiete, rilassato e soddisfacente che cerchiamo di mantenere perché ci aiuta a scegliere comportamenti adeguati alla bisogna, diventando quindi "abito comportamentale".

Arrivare a possedere credenze è per Peirce l'unico vero scopo del pensiero. In tale situazione il dubbio è negativo, e come suggerisce Peirce, suscita irritazione. Dall'insoddisfazione viene la spinta a lottare ed a cercare, a indagare per riuscire a conseguire credenze fondate. E' interessante notare che l'attenzione di Peirce è rivolta non tanto a chiarire la natura del dubbio, quanto a criticare (in modo molto kantiano) la validità della credenza, ovvero la pretesa della ragione di andare oltre i dati empirici, o quella dell'istinto di rifiutare ragionamenti troppo complessi. Vi sono per Peirce quattro fondamentali tipi di credenza, quello basato sulla tenacia (od ostinazione), quello fondato sul principio dell'autorità, quello dell'a priori e quello della scienza. Uno solo è valido: quello scientifico. L'ostinazione è tipica di chi è attaccato ciecamente alla propria credenza e rifiuta di prendere in considerazione opinioni diverse; dunque si comporta come uno struzzo che nasconde la testa nella sabbia all'approssimarsi di un pericolo. Questo atteggiamento non porta da nessuna parte, ed a meno che non si scelga di isolarsi come eremiti, non procura nemmeno la pace dello spirito, perché si è continuamente sfidati, rimproverati e persino derisi. Il principio dell'autorità è tipico delle credenze stabilite da chiese, religioni o corporazioni di qualunque specie. Peirce non usa il termine "ideologia" perché non era ancora di moda, in particolare non lo era negli Stati Uniti. La credenza fondata sull'autorità, che di fatto è una credenza in una verità rivelata dall'alto, riduce gli uomini a "schiavi intellettuali", e ricorre al terrore, alle inquisizioni ed ai roghi per imporre a tutti la stessa credenza, raggiungendo così la pace sociale e l'ordine. Gli si può riconoscere il merito storico di aver prodotto civiltà, ma il prezzo da pagare è troppo alto per continuare ad accettarlo. Il metodo dell'a priori è quello dei metafisici e prentende di fondarsi sull'autorità della ragione. Kant, però, ha dimostrato che tra gli stessi metafisici esistono profonde divergenze. Ogni opinione contrasta con un altra e nessuna pare più fondata dell'altra. Finiscono quindi con l'annullarsi, dimostrandosi opinioni "private e soggettive" che non hanno nulla di veramente universale da proporre.
Non resta che il metodo scientifico, l'unico che consenta di arrivare a produrre asserzioni valide universalmente. Esso evita ogni forma di soggettivismo egocentrico (alla Descartes) e richiede solo che «le nostre credenze possano essere causate non da fattori umani, ma da qualche uniformità esterna, da qualcosa su cui il nostro pensiero non ha effetto... che agisce, può agire, su ogni uomo.» Può dunque accadere che sulla conclusione di un ragionamento volto a dimostrare e comprovare una verità scientifica si raggiunga un accordo universale. Questo è dunque il metodo "pubblico" per eccellenza, il solo che consenta obiettività. Come chiarisce lo stesso Peirce:« vi sono cose reali i cui caratteri sono completamente indipendenti dalle opinioni che noi ci formiamo intorno a essi; la cui realtà influisce sui nostri sensi secondo leggi regolari; e per quanto le nostre sensazioni siano diverse come diverse sono le nostre relazioni con gli oggetti, utilizzando le leggi della percezione, noi possiamo accertare col ragionamento come le cose realmente sono, ed ogni uomo, se ha esperienza sufficiente e se ragiona abbastanza su di essa, sarà condotto ad un'unica conclusione vera.»


In Come render chiare le nostre idee Peirce affronta la questione tra credenza ed abito comportamentale. Guadagnare la chiarezza logica porta a distinguere le varie credenze al di là della loro funzione comune capace di indurre un abito comportamentale. Ciò che è veramente importante, infatti, sono i differenti "modi d'azione" che ogni credenza produce. «... l'intera funzione del pensiero - scrive Peirce - è produrre abiti d'azione e ogni cosa connessa con il pensiero, ma irrilevante per tale funzione è un'aggiunta ... La nostra idea di qualcosa è l'idea che abbiamo dei suoi effetti sensibili... Così dobbiamo scendere a ciò che è tangibile e, concepibilmente, pratico, per giungere alla radice di ogni reale distinzione di pensiero; e non c'è distinzione di significato così fine da non consistere in una possibile differenza pratica.»
Più sotto, Peirce formula la cosiddetta "massima pragmatica", cioè quella che secondo lui è la regola per rendere chiare le nostre idee. Un esempio di questa regola porta a considerare il concetto di vino che così consiste: «... nella credenza che 1) questo, quello, o quell'altro, è vino; ovvero 2) il vino possiede delle proprietà. Simili credenze non sono altro che avvisi a noi stessi che dobbiamo, all'occasione, agire nei nei confronti di certe cose che crediamo vino in modo che si accordi con le qualità che crediamo che il vino possegga.»
In sostanza, "la notra idea di qualcosa è l'idea dei suoi effetti sensibili". Ne viene che è attraverso il verificarsi o meno degli effetti che la nostra idea promette, si raggiunge la conferma o la smentita della sua validità. Rispetto a ciò è evidente che il pragmatismo americano si differenzia dall'empirismo positivista per il fatto che questo si è sempre accontentato di una verifica concernente il passato. Le verificha portano a certezze. Nel pensiero di Peirce anche questa certezza viene smontata. Sarà l'esperienza futura a dire se questa credenza uscirà confermata. E tale considerazione porta ad uno sviluppo ulteiriore di estremo interesse, cioè all'idea di realtà da un punto di vista pragmatico. L'idea di realtà è quella che provoca l'effetto specifico di proodurre la distinzione tra credenza vera e credenza falsa. Tale distinzione non può che venire dal processo pubblico di discussione, che qui assume apertamente un valore "obiettivistico". «L'opinione finale, sulla quale, fatalmente, tutti coloro che indagano si troveranno in definitiva d'accordo, è ciò che intendiamo per verità, e l'oggetto rappresentato in questa opinione è il reale. In questo modo io spiegherei la realtà.»

mercoledì 29 luglio 2009

L'eloquenza del silenzio



Spesso vivo nell'incerta situazione se mostrarmi o tirarmi indietro.
Preferisco ora il silenzio, non perchè mi manchino le parole
ma parla il silenzio al mio posto.
Il silenzio fatti di piccoli rumori che avvolge il mio essere e imprigiona la mia anima.

Una silenziosa solitudine.
Un silenzio eloquente.

Lorenzo

martedì 28 luglio 2009

Essere di sinistra

Essere di sinistra è un modo di vivere e di pensare, coerentemente ai principi di libertà individuali e collettivi. Principi individuali sono il rispetto della persona, come essere umano, come posto nella società, come libertà di muoversi ed esprimere le proprie idee. Qualsiasi esse siano.
Principi collettivi sono il rispetto altrui, il rispetto delle leggi che ci siamo dati, che tutti gli uomini sono uguali di fronte alle leggi dello stato.

Essere di sinistra significa avere una visione di società che sia espressione della collettività, lo stato è garante di questa espressione.
La società si deve far carico di quelle situazioni dove l'uomo è debole, sia come singolo che come parte della società.

Lo stato, le leggi, devono permettere agli uomini di organizzarsi
ed avere strumenti democratici per poter esprimere le loro istanze. Essere di sinistra è amore per la democrazia, nel senso più nobile della parola. Democrazia è partecipazione alla vita pubblica, mediante singoli ruoli o sotto forma di associazioni.

Io sono di sinistra, ho vissuto dal 1978 impegnandomi nel PCI. Prima frequentavo gruppi extraparlamentari.Iniziando a lavorare mi sono impegnato nel sindacato, la CGIL, che io ho sempre ritenuto, la vera espressione dei lavoratori. Da studente ho partecipato a molte battaglie politiche, all'interno dela scuola con le lotte per i decreti delegati, poi impegnandomi dentro di esse, nel consiglio di istituto. Contemporaneamente, all'esterno, lottavo e partecipavo per una Italia migliore, libera e dove tutti potessero esprimersi, prima di allora i giovani erano visti come una spina nel fianco e basta.
Sono andato a manifestazioni, ho preso botte dalla polizia, botte dai fascisti. Mi è servito, perchè ho conosciuto quanta cattiveria c'è nelle persone.
Nel PCI mi sono sempre impegnato in due sezioni, una territoriale ed una dei ferrovieri. Ho partecipato a progetti per una mobilità migliore,quando il sindacato ed il PCi erano propositivi dalla base. Anni fa ero nel collegio che difendeva i colleghi dalle punizioni, molte volte assurde. Molte volte solo per colpire il sindacato. Essere di sinistra è partecipare, ma con la voglia di costruire, come spero di avere sempre fatto. Prima con gli entusiasmi giovanili, poi, mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno.
Ho vissuto molto male il travaglio del mio partito, ma ho sempre detto la mia nei luoghi appropriati.
Vissuto male perchè quando si dimentica la storia ciò che nasce non ha nerbo, non ha identità.
Essere COMUNISTA ITALIANO non significava adorare l'URSS, io ho fatto il militare, amo la mia patria, la mia nazione che mi hanno consegnato i partigiani e tutti quelli che hanno lottato e sono morti per essa.

Io l'ho sempre intesa come un proseguire la lotta per la libertà, in nome proprio di quelle persone. Essere di sinistra è anche questo, amare l'Italia.
Troppe volte siamo stati criticati perchè comunisti, senza sapere il perchè, ma bastava ascoltare il discorso di Berlinguer a Mosca per capire cosa significasse appartenere al PCI.

Bastava leggere gli slogan degli operai per vedere che di URSS c'era ben poco, ma solamente la richiesta di qualche lira in più per andare avanti e un pò meno ore da lavorare per dedicarle alla famiglia o a se stessi.
Le leggi che oggi garantiscono dignità a lavoratori e classi deboli sono frutto di queste lotte.Le leggi che garantiscono alle donne dignità nelle loro scelte sono frutto di queste lotte. Anche in questo caso sono morte delle ragazze nei cortei. La lotta delle classi deboli ha lasciato sempre dei segni di sangue in terra.
Ma io non avevo paura, perchè essere di sinistra è prorpio questo, non aver paura di chi ti vuole imbavagliare.


Sono rimasto iscritto al PD, le mie battaglie sono per la legalità, in tutti i settori. Per lo sviluppo del territorio, per i lavoro. Vivo con molta difficoltà le vicende del mio partito a livello nazionale. Le faide sono sotto gli occhi di tutti, ciò ha provocato un immobilismo della sinistra senza precedenti, subito ne hanno approfittato quelle forze reazionare per riprendersi il potere perduto e per i loro sporchi giochi.
In questa fase della storia stanno vincendo loro, sostenuti dal controllo quasi totale dell'informazione, che ci hanno fatti balzare nella graduatoria delle libertà
fra i paesi del terzo mondo. Solamente questo avrebbe dovuto far mobilitare tutte quelle forze che si rifanno alla democrazia, aprendo una stagione di lotta per le libertà e per la difesa dello stato democratico.
Ma nulla è stato fatto, a partire dalla più alta carica dello stato.

In tutte le lotte ci deve essere una guida, uno che prenda in mano la situazione e parli alla gente, che sia partito o associazione o gruppi di singoli.

A sinistra si è preferito fare i girotondi, quasi fosse un gioco. Io immagino i partigiani fare i girotondi intorno alle camicie nere o ai nazisti quanto avrebbero ottenuto.
Immagino un Matteotti a fare lo stesso.
Gli strumenti oggi sono sempre gli stessi, scendere in piazza, farsi sentire, occupare spazi.
Quando si va in Tv parlare chiaro e non sempre per mettersi daccordo. Quando la democrazia è in pericolo si strilla.
Quando la democrazia è in pericolo si denuncia.

Solo una persona lo ha fatto ed è Di Pietro, lasciato solo, come se fosse un cane randagio. Usato come metro di misura per misurare il grado di combattività del PD, ed ogni volta il mio partito cadeva nel tranello, facendo marcia indietro. Ecco perchè credo nei valori della sinistra, ecco perchè stimo i Di Pietro che ci sono e che nasceranno ancora, perchè hanno il coraggio di battersi per la libertà.
Io questo coraggio non l'ho ancora perso.

Essere di sinistra è anche scrivere qui.
Lorenzo

Incomincio a schierarmi



Dal blog di
I.Marino:

6 sfide al PD

1. Una nuova legge elettorale maggioritaria con collegi uninominali, per garantire la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.
2. Diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia
3. Contratto unico del lavoro, con salario minimo, reddito minimo di solidarietà e formazione continua.
4. Un piano energetico sostenibile per uno sviluppo etico nell’interesse delle future generazioni.
5. Legge sulle Unioni Civili in linea con le civil partnership inglesi.
6. Un piano straordinario per rilanciare scuola, formazione e ricerca come motori dell’innovazione italiana.

Politica ed economia contro la crisi
Un patto tra generazioni per un partito del lavoro
Rigore e equilibrio, il nostro fisco
Per un’Europa forte
Città, territori sviluppo sostenibile e innovazione
Immigrazione: programmazione, regole e integrazione
La nuova energia dell’ambiente
La salute di tutti
Certi, garantiti e sicuri: la giustizia e noi
La casa prima di tutto
La scuola e la mobilità sociale
Ricerca scientifica, sapere e innovazione
Il paese della cultura
Liberi e informati
Standard europei per laicità e diritti
Tra Nord e Sud
Una nuova politica, una nuova amministrazion

L'apparato lavorativo

Negli ultimi vent'anni c'è stata la più grande trasformazione del mondo lavorativo.
Ormai molti lavoratori , anzi i più, si trovano in quella condizione in cui " lavorare" significa "collaborare" all'interno di un apparato, dove le azioni di ciascuno sono già anticipatamente descritte e prescritte dall'organigramma per il buon funzionamento dell'apparato stesso.
Con ciò non voglio misconoscere che il lavoro eseguito da soli non ha mai costituito la parte principale del lavoro umano, ma solo osservare che, mentre un tempo " collaborare" significava lavorare con altri uomini e donne, nell'età della tecnica collaborare significa lavorare con e per l'apparato a cui gli altri lavoratori appartengono.
Significa che fra un lavoratore e l'altro si è " infilato" l'apparato, lasciando l'uomo che lavora solo con se stesso.
Al lavoratore, infatti, non è chiesto nè di sapere, nè di vedere, nè di provare o non provare interesse per quello che sta facendo.
Si partecipa, tutti insieme, ma soli nei fatti, al prodotto finito, da consumarsi il prima possibile, pena la crisi economica.
Questa è l'alienazione dei giorni nostri, essere soli di fronte agli apparati produttivi, con pausa, per di più, di esserne espulsi al primo sbaglio.
Lorenzo

Tom Waits

domenica 26 luglio 2009

Bertrand Russel e la questione logica


Conosciuto da un vasto pubblico per le sue posizioni politiche liberal, non violente, pacifiste ed anticonvenzionali, Bertrand Russell è anche noto per la sua "Storia della filosofia occidentale e le sue connessioni con le circostanze storiche sociali," opera che risale al 1945.

Partito da posizioni schiettamente idealistiche, in particolare quelle di Bradley, egli venne via via chiarendosi e chiarendo che il mondo esiste realmente, è composto di fatti e di linguaggi che cercano di descrivere questi fatti.
Ciò implicò un netto superamento della visione del mondo originaria dell'idealismo, ovvero della concezione del mondo come illusione rispetto al quale solo l'assoluto è vero.

Nella prefazione alla prima edizione de "The Principles of Mathematics" lo stesso Bertrand Russell scrisse: "La mia posizione sulle questioni fondamentali della filosofia deriva in tutti i suoi aspetti essenziali da G.E.Moore. Devo a lui l'avere accettato la natura non-esistenziale delle proposizioni (salvo di quelle che asseriscono l'esistenza) e la loro indipendenza da qualunque pensiero conoscente; e così pure devo a lui il pluralismo che interpreta il mondo, tanto quello degli esistenti quanto quello delle entità, come composto di un numero infinito di entità reciprocamente indipendenti, legate tra loro da relazioni di carattere originario e non riducibili ad aggettivi dei loro termini o del tutto che essi compongono. Prima di apprendere da lui queste teorie, mi sentivo del tutto incapace di costruire una qualsiasi filosofia dell'aritmetica, mentre accentandole mi trovai immediatamente liberato da un gran numero di difficoltà che ritengo siano altrimenti insuperabili."

L'impatto col pragmatismo, in particolare significò per Russell l'accettazione empiristica che i sensi ci forniscono sia dei dati che la verità di questi dati; ma anche che una conoscenza diretta potrà avere per oggetto solo i dati dei sensi, e non gli oggetti in sè. Ciò rinvia ad un "dualismo" gnoseologico più empiriocriticista che schiettamente kantiano.
A mio avviso il vero "avversario" pragmatista di Russell fu Charles S. Peirce. Questi, dopo aver criticato a fondo la teoria induttivistica di Stuart Mill, aveva altresì dimostrato il "fondamento fallibile" della logica, ovvero il semplice valore probabilistico di ogni teoria basata sull'induzione.
Una teoria solo logica per Peirce poteva non trovare conferma nei fatti e per questo egli continuò a credere nella netta distinzione tra logica e matematica. Egli affermò che mentre la matematica è la scienza che deriva conclusioni necessarie, la logica è la scienza del modo in cui derivare conclusioni necessarie.
Scrisse:"
Il logico non si cura particolarmente circa questa o quella ipotesi o circa le sue conseguenze eccetto in quanto queste cose possono gettar luce sulla natura del ragionamento. Il matematico è intensamente interessato ai metodi efficienti di ragionare mirando alla loro possibile estensione a nuovi problemi ma, in quanto matematico non si preoccupa di analizzare quelle parti dl suo metodo la cui correttezza è data come ovvia."
Celebre in questo senso l'affermazione: "Non esiste una strada maestra che conduce alla logica"
Lorenzo



venerdì 24 luglio 2009

Blog



Se siete daccordo ci troviamo già sul blog nuovo per chiarimenti e sviluppi.
Lorenzo

IL PD CHE VOGLIAMO

mercoledì 22 luglio 2009

PD: ovvero la voce dei blogger



Ho pensato di concretizzare l'idea di stilare un documento su come vorremmo noi blogger il pd.
Faccio questa proposta:
Creare un nuovo blog dove ognuno può postarci sopra, previa iscrizione. Il dibattito dovrebbe essere più ricco e alla fine si potrebbe stilare questo documento da inviare alla segreteria.

Ci sono vantaggi e svantaggi.
Ecco i vantaggi, secondo me ovviamente:
-Possibilita di postare e commentare in diretta senza far girare nessun documento.
- Più visibilità.
-ogni blogger puo invitarne altri e confluire nel blog
- altri blogger non coinvolti in questo progetto possono mettere commenti e arricchire il dibattito, in pratica chiunque può dire la sua
-si possono invitare al dibattimento anche membri del partito o altri partiti.
-L'organizzazione del blog rimarrebbe sempre ai blogger fondatori e altri accettati, più il moderatore ( titolare del blog), quindi in mano a gente affidabile.
- il moderatore ha facoltà di levare la possibilità ad un blogger di postare.
- Il documento, invece, verrebbe modificato solo a stretto giro di posta oppure solo nel post di qualcuno rendendo dispersiva la cosa, il blog ha il vantaggio di essere un contenitore unico.

Svantaggi:
Sono per lo più organizzativi :
Un solo moderatore ( il titolare del blog, sul modello di metilparaben per intenderci),ma possono essere più di uno.
Bisogna prima iscriversi al moderatore per essere accettati come postatori.

Io penso che particolari problemi non ce ne siano e i vantaggi sono maggiori dei svantaggi.
Il nome del blog e altre cose le decideremo insieme
Comunque a voi la parola per esprimere vostre idee.
Chi accetta di farne parte lo dica e stiliamo una sorta di regolamento interno, molto leggero ovviamente......non facciamo la fine del tesseramento a Grillo.
Ciao
Lorenzo

Il PD che vogliamo