sabato 31 ottobre 2009

A Fausto Laguzzi




Qui non è molto diverso da quando te ne sei andato.
Sempre le solite cose.
Io faccio sempre il tutor in Alessandria ed i treni, beh....lo puoi vedere da lassù come viaggiano.

Caro Fausto, come vedi non mi sono mai dimenticato di te e nemmeno tutti i tuoi colleghi.
Non ho nemmeno ancora tolto la tua pagina dalla nostra guida, non ne ho il coraggio.
E' già passato più di un anno ma è come se fosse sempre ieri, eravamo molto amici, per questo ti ricorderò sempre e quel giorno sembra sempre vicino.
So che ora non starai malaccio, sei vicino tua moglie, che prima ancora di te ci aveva lasciati. Forse è proprio questo che ci fa sentire il distacco meno amaro. Sappiamo che finalmente hai trovato quella pace che mai in vita avevi trovato.
Sai, io penso che ci sia qualcosa di magico nella vita, di tremendamente bello, ma come tutte le cose c'è anche un contrario, un qualcosa di tremendamente buio e tetro. E' come guardare un meraviglioso giardino fiorito, voltarsi e vedere che tutto è sparito, lasciandoci solo freddo e tenebre, un soffio e la vita se ne va.
Ma nulla potrà togliermi l'immagine che ho sempre di te, con quel cavolo di palmare che sempre perdeva i programmi e quel sorriso ironico quando entravi nel mio ufficio, col palmare in mano.
Mi manca tremendamente.
Un abbraccio da tutti i tuoi colleghi ed uno mio particolare.

Lorenzo

Al Capotreno Fausto Laguzzi

venerdì 30 ottobre 2009

Dedicato ad Achab




Al principe Achab dedico un pezzo del Duke.

Grazie



Spero si faccia così.
E' la prima volta che ricevo un premio da una blogger, che ringrazio per la fiducia e l'attenzione, proprietaria di un blog molto originale dove coniuga la filosofia con la cucina:

Mi permetto di copiarla girando questo premio ad una blogger - scrittrice molto molto brava che reputo meritevole di attenzione e commento.

L'antro della strega


Grazie ancora

Lorenzo

mercoledì 28 ottobre 2009

Popolo televisivo



Mi sovviene questo passo del Nome della Rosa di Umberto Eco per immaginarmi il popolo televisivo presente alla trasmissione di" Domenica In" riguardante il fatto di Montalto.
Mai immagine apocalittica fu così precisa nel descrivere i personaggi intervistati.

Ricordo che nel medioevo la fantasia nel raccontare il mondo alla rovescia era davvero fervida.
Erano forme di denuncia riferite al potere sia clericale che temporale:

« E mentre ritraevo l'occhio affascinato da quella enigmatica polifonia di membra sante e di lacerti infernali, [...] vidi una femmina lussuriosa nuda e scarnificata, rosa da rospi immondi, succhiata da serpenti, accoppiata a un satiro dal ventre rigonfio e dalle gambe di grifo coperte di ispidi peli, la gola oscena, che urlava la propria dannazione, e vidi un avaro, rigido della rigidità della morte sul suo letto sontuosamente colonnato, ormai preda imbelle di una coorte di demoni di cui uno gli strappava dalla bocca rantolante l'anima in forma di infante [...], e tutti gli animali del bestiario di Satana, riuniti a concistoro e posti a guardia e corona del trono che li fronteggiava, a cantarne la gloria con la loro sconfitta, fauni, esseri dal doppio sesso, bruti dalle mani con sei dita, sirene, ippocentauri, gorgoni, arpie, incubi, dracontopodi, minotauri, linci, pardi, chimere, cenoperi dal muso di cane che lanciavano fuoco dalle narici, dentetiranni, policaudati, serpenti pelosi, salamandre, ceraste, chelidri, colubri, bicipiti dalla schiena armata di denti, iene, lontre, cornacchie, coccodrilli, idropi dalle corna a sega, rane, grifoni, scimmie, cinocefali, leucroti, manticore, avvoltoi, parandri, donnole, draghi, upupe, civette, basilischi, ypnali, presteri, spectafichi, scorpioni, sauri, cetacei, scitali, anfisbene, jaculi, dipsadi, ramarri, remore, polipi, murene e testuggini. L'intera popolazione degli inferi pareva essersi data convegno per far da vestibolo, selva oscura, landa disperata dell'esclusione, all'apparizione dell'Assiso del timpano, al suo volto promettente e minaccioso, essi, gli sconfitti dell'Armageddon, di fronte a chi verrà a separare definitivamente i vivi dai morti. » ("Il nome della rosa", Bompiani, pp. 51-52)

Lorenzo

martedì 27 ottobre 2009

Non mi meraviglio più.........questa è l'Italia




“Per le donne Montalto di Castro è peggio di Kabul sotto i talebani, quello che sta succedendo attorno alla ragazza stuprata ricorda una caccia alla strega medievale con tanto di rogo”, così commenta una donna di Montalto che ha visto la trasmissione di Barbara D’ Urso “Buona Domenica”, andata in onda tre giorni fa su canale 5.
Nel pomeriggio domenicale milioni di telespettatori hanno assistito al collegamento con il comune laziale vicino Viterbo dove, due anni fa, un branco di otto ragazzi ha violentato una quindicenne.



Hanno visto i volti e ascoltato le voci dei cittadini, tutti uniti attorno agli stupratori, concitati, urlanti, spesso violenti. Tutti dalla stessa parte, tranne una signora, Iride Allegri, l’unica che ha preso il microfono per difendere la vittima, suscitando gli applausi degli ospiti di Milano, che avevano assistito attoniti alle accuse, rivolte alla ragazza, di essere stata “consenziente, facile, di essersela cercata”.
Iride è stata netta nel suo giudizio: “Non è giusto che una ragazza venga violentata e pure accusata. Come donna e come abitante di Montalto mi scandalizzo”.
Appena pronuncia queste parole, Iride viene insultata e aggredita dalla folla.
Contattata dal “Fatto Quotidiano”, racconta cos’è successo: “Sono andata nella piazza dove c’era il collegamento apposta per parlare, anche se non conosco personalmente la vittima, perchè non sopportavo l’idea che nessun cittadino di Montalto difendesse quella ragazza”.
La reazione? Iride racconta: “Le donne mi urlavano ‘Puttana!’, ‘Vattene da Montalto, non tornare neanche per andare al mare’.
Gli uomini mi hanno spintonata e attaccata a un muro. Un giornalista mi ha accompagnata alla macchina perchè aveva paura che mi facessero del male.
Tutte le persone presenti al collegamento erano parenti, più o meno lontani, degli stupratori.
La donna che in diretta ha insultato la vittima lavora in Comune, col sindaco Salvatore Carai, zio di uno dei violentatori. Un uomo che ha fatto delle porcate pazzesche, come finanziare gli otto stupratori con 20mila euro.
C’è tanta gente che, come me, non ha rapporti familiari con quelle persone, ma in molti hanno paura a parlare, perchè il paese è piccolo. Adesso mi aspetto una reazione, anche perchè mi hanno pesantemente minacciata”.

La madre della ragazza stuprata era davanti alla televisione, quanto “Buona Domenica” si è occupata di Montalto, e racconta al “Fatto” le sue impressioni: “Capisco ascoltare i pareri di tutti, ma non mi sarei mai aspettata di vedere queste cose in tv. Ho sentito insultare mia figlia senza una presa di posizione da parte del programma. In paese si devono vergognare. Dopo tutto quello che mia figlia ha subito, dopo che gli stupratori hanno confessato, non si può mandare in onda uno scempio del genere.
Mia figlia non capisce questa cattiveria. Mi chiede: ‘Mamma, cos’ho fatto di male?’ E io non so cosa risponderle. Mio marito stava salendo in macchina per andare a Montalto, abbiamo dovuto fermarlo. Siamo dei genitori, la nostra vita è distrutta”. Il critico Vittorio Sgarbi, presente in studio, afferma: “Questo non è uno stupro, qui non c’è reato. Lo stupro lo subiscono anche i maschi, invece si dice sempre : ‘la povera ragazza, la povera bambina’. Allora ditemi perchè, se lo stupro c’è stato, la mamma della vittima ha stretto la mano agli otto carnefici”. La signora, tramite il “Fatto”, risponde: “L’avvocato di mia figlia mi ha detto che se non avessi accettato le scuse dei ragazzi, queste non sarebbero state messe a verbale.
Scusandosi, gli otto hanno confessato. L’ho fatto solo per quello, perchè ammettessero e la verità fosse scritta nel verbale. E non potete immaginare come mi sia sentita a toccare le loro mani. Ogni giorno ci sono accuse sempre più disgustose.” Intanto il sindaco di Montalto, Carai, si rifiuta di rilasciare qualunque dichiarazione.
Dopo la presa di posizione, pochi giorni fa, delle donne del Partito democratico, parla oggi la senatrice Vittoria Franco, responsabile Pari Opportunità del Pd: “Il sindaco Carai deve dimettersi.
Dopo il comunicato, con cui gli abbiamo chiesto di rinunciare alle liste, ci ha risposto che non poteva, altrimenti le avrebbero invalidate. Ora però le primarie sono passate, non ci sono più scuse, Carai ha la responsabilità di rispondere per una comunità che colpevolizza una vittima, e per le sue azioni”. Altrimenti - dice la senatrice - ci si deve rassegnare “a un imbarbarimento inaccettabile dell’Italia.
Il Pd si schiera con forza a sostegno delle donne e contro ogni violenza. Il sindaco non condivide? Se ne vada”.

Invece Pierluigi Bersani, nel suo primo giorno da segretario del Pd, alla domanda su Montalto risponde che: “Oggi parlo solo di artigiani”, anche perché, come ricordaqil suo portavoce, c’è già in programma un vertice interno al partito per confrontarsi sulla questione.

Fonte : Il Fatto Quotidiano

Lorenzo

lunedì 26 ottobre 2009

Influenza dei polli e dei suini. Il Gallo e il Porco



Se vi piace diffondetelo:

Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano…

Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi..I notiziari di questo non parlano…

Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano…


Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si inondarono di notizie… un’epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!

Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni…25 morti l’anno!!

L’influenza comune uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo.

…Mezzo milione contro 25.

E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli?

Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”.

La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famosoTamiflu,vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione.

Con questa influenza, Roche e Relenza ottennero milioni di dollari dilucro.


Prima con i polli, ora con i suini:e così adesso è iniziata la psicosi dell’inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo.

E allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”.

L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu.

Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq…

Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani… felici per la nuova vendita milionaria.

La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute…

Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione,se la Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?


DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO COME SE SI TRATTASSE DI UN VACCINO, PERCHE’ TUTTI CONOSCANO LA REALTA’ DI QUESTA “PANDEMIA”.


Lorenzo

Il diritto



Dall'intervento di Stefano Rodotà in TVa Ballarò:

"
Io voglio fare il guardiano del giardino del diritto, se possibile, che serve a tutti noi. Perchè se passiamo dal governo della legge al governo degli uomini noi distruggiamo il fondamento della democrazia.
Ho letto con sbalordimento il fastidio di autorevoli editorialisti che hanno detto perchè peppino Englaro non si è portato la figlia a casa e l'ha lasciata morire ordinariamente. Perchè Englaro ha creduto nello stato!!!
Io ricordo le parole che P.Englaro ha detto la sera della sentenza di Cassazione: viviamo in uno stato di diritto ha risposto.
Questa risposta mi ha ricordato la storia del Mugnaio di Saint Soucy.
A questo mugnaio gli volevano espropriare illegittimamente il mulino e le terre circostati.
Passa Federico il Grande, attenzione, forse con una statura maggiore di qualcuno dei nostri politici, e il mugnaio gli dice: Ci sono dei giudici a Berlino.

I giudici, prosegue Rodotà, sono rispetto i diritti individuali il vero presidio. Nessun'altro si può mettere al suo posto con una forzatura istituzionale.

In Italia vorrei che ci fossero più mugnai e più giudici con diritto di parola"


Lorenzo

Un po' di possibile, sennò soffoco - G.Deleuze parte 2^



Gilles Deleuze ci ha (mi ha) indubbiamente complicato la vita, filosofica e non solo, per qualche tempo. Mi ha anche fatto sbadigliare, ma questo accade anche quando rileggo i miei scritti e quindi non ha rilevanza. In larga parte mi ha anche deluso, ma siccome in certi momenti mi ha anche sorpreso, parlerò solo di questo, considerando che rimanere sorpresi non implica altra forma di condivisione che il riconoscimento del problema sollevato. «Un po' di possibile, sennò soffoco.» Con questo richiamo kierkegaardiano, dopo aver negato che il 'possibile' esiste, e dopo aver affermato che esiste, ma non arriva mai, ecco che lo reclama con una battuta che finalmente lo rende umano. OK, ci siamo passati tutti. Anch'io, pessimista di natura spessa e radicata, aspetto ancora un possibile che non arriva mai. Ma questa faccenda riguarda me, non l'evoluzione della specie o lo sviluppo sociale, territori in cui il 'possibile' è sempre già in parte realizzato per un verso o negato per l'altro. Deleuze, al contrario, ragiona sul 'possibile' sotto un profilo politico, senza cedere, si badi, ad una qualsiasi tentazione volontaristica. Anzi, nell'èpuisé, sembrava affermare che l'esaurimento del 'possibile' era una cosa molto buona, invitando persino a smetterla di pensare che sotto al secondo strato di realtà esistessero riserve di 'possibile'. Penserete che il 'possibile' non è come il petrolio, il quale finirà tra alcuni decenni e comunque costerà sempre un po' di più. No, non ci avete preso. Il 'possibile', per Deleuze era già finito! Questo, senza specificare che cosa avrebbe dovuto essere 'possibile', l'utopia di chi, la speranza di chi altri, quale forma sociale nutrisse dall'interno il sogno. Deleuze confusionario ed ingenuo non meno di noi (quelli di noi che ci hanno creduto un po' di più). Ora, è questo che fa incazzare nei filosofi 'continui' e chiacchierosi. Diamogli un nome a questo 'possibile' ma un nome che capiscano tutti: era Paradiso Terrestre? Sì, funziona, così ci capiamo. Beh... non c'è, non esiste, non c'è mai stato un paradiso terrestre se non nella testa di quel satanasso che riscrisse una parte di Genesi sovrapponendosi ad uno scritto anteriore. Non c'è mai stato e non è possibile in quella forma peraltro contraddittoria, che solo menti confusionarie potevano ammettere, di corpi spirituali ed immortali immersi in un mondo naturale percorso da unità di carbonio. Ci fu un profeta che immaginò di fare del lupo un vegetariano, ma questa era una metafora sull'uomo, anche quello caratterialmente più simile al lupo. Hobbes, che era un agnello, pensò bene di mettere fine alla faccenda inventandosi uno 'stato' nel quale si vende la libertà in cambio di sicurezza, e diede un bel colpetto all''utopia, dicendo che nient'altro è 'possibile'. Abbiamo sognato ,alla faccia di Hobbes, una società più giusta, meno disguaglianze, pace. Era 'questo' il 'possibile', e lo è ancora. Ma nell'ottica minoritaria del gauchisme di Deleuze, né leninista, nè spontaneista, ma, come dire, e come vedremo, un po' bordighista ed un po' taoista, 'possibile' era un evento in grado di liberare altri eventi in una catena di eventi, rispetto ai quali meno si progettava, meno si rilasciavano intenzioni e meglio era. C'e, per Deleuze, (c'era negli anni '80 ) una sinistra che non credeva più nel 'possibile'. Il che, detto in altre parole significa che non credeva più nell'utopia e nemmeno nella speranza. Del resto bastava guardare la faccia di Breznev per capire che non c'era più speranza, 'quella' speranza. Bisognava che tutto finisse affinché tutto potesse ricominciare, magari da un'altra parte. Ma in questo, per Deleuze, stava il buono. Dove stava il 'buono' e dove stava Deleuze? Lo spiega bene Françoise Zourabichvili in un saggio su Aut Aut: «Sulla scia di Bergson... [...] il possibile non lo avete in anticipo, non lo avete prima di averlo creato. Il possibile consiste nel creare del possibile. Si passa qui a un altro regime di possibilità, che non ha più nulla a che vedere con l'attuale disponibilità di un progetto a realizzarsi o con l'accezione volgare del termine "utopia"... [...] Il possibile accade attraverso l'evento e non viceversa; l'evento politico per eccellenza - la rivoluzione - non è la realizzazione di un possibile, ma un'apertura di possibilità ...» ( Françoise Zourabichvili - Deleuze e il possibile (sul non volontarismo in politica) - in Aut Aut 276, novembre-dicembre 1996) La non via indicata da Deleuze è la via di Lao Tsu, un lasciare che le cose accadano, senza più pretendere di sottomettere il reale con progetti cartesiani di ingegneria sociale. La volontà non precede più l'evento e non deve precederlo. E' il nulla di volontà e questo è un fatto del tutto post-moderno. Se Nietzsche lo aveva diagnosticato e Dostoevskij lo aveva anticipato in alcuni suoi personaggi, ora si tratta di applicarlo. Nel frattempo sulla scena, erano apparsi dei guru che insegnavano che il mondo è nelle nostre mani quando si cessa di desiderarlo. Ma questa è un'altra storia, che poco o punto c'entra con Deleuze. La sua speranza è tutta giocata sulla parola-chiave dell'intollerabilità e in tutto questo io non concordo, ma è materia di discussione molto interessante anche per spiegare la situazione della sinistra di oggi.

domenica 25 ottobre 2009

Dott. Battista del Corriere della Sera dov'è la coerenza?



Riporto cio che ha scritto, in due momenti diversi e per due persone diversamente schierate il giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Battista:

Sul Presidente della regione Lazio:
“Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le funzioni che gli sono proprie”.

Su Berlusconi:
...gli scandali non devono impedire al premier di “andare avanti” e i giornali che chiedono le sue dimissioni, o qualche risposta alle domande, “organizzano campagne” e “alimentano lo scontro”.

Quando in altri post parlavo di giornalisti e intellettuali prezzolati................

Lorenzo

sabato 24 ottobre 2009

L'uomo, mattone della società e dello stato




Si imputa al sistema ciò che va imputato all'uomo singolo, preso nella sua chiarissima specificità. Se il mondo fa schifo, non è la società, non è il sistema, ma è l'uomo, anzi, un certo tipo di uomo ( e donna, ovviamente), il responsabile, ed indicandolo nel 'machiavellico' credo di essermi spiegato. Molti dei nostri desideri sono realmente innocenti, non tutti, ci mancherebbe, ma è il modo in cui tentiamo di realizzarli che fa orrore ad una coscienza limpida, una coscienza che consideri l'altro, chiunque esso sia, un essere da rispettare e non uno strumento da usare.
Sarà il sistema che ci costringe a questo? Tutti i sistemi, finora sì, ci hanno spinto, ci hanno condizionato, ma non ci hanno costretto se non in casi eccezionali.
L'uomo morale, perché libero, ha sempre trovato linee di fuga, compresa la diserzione. E allora, rimarrebbe da dire solo che la pazienza necessita di un orientamento: non ci aspettiamo, non vogliamo un nuovo sistema, vogliamo un individuo meno 'machiavellico', vogliamo una politica meno meschina e calcolante, vogliamo relazioni pulite. Tutto questo richiede pazienza, tanta, ma anche volontà.
La volontà di non sostenere chiunque agisca in senso contrario.
Si da poi il problema del governo, questione che non tocca Deleuze ( giusto per rifarmi al post precedente ed a uno che scriverò successivamente) perché
gauchiste, gruppettaro per vocazione, destinato ad opporsi sempre e comunque.
Una volta arrivati al potere, invece di preoccuparsi di come mantenerlo in un'ottica 'machiavellica', occorrerà assumersi responsabilità e dare risposte. Ci aabiamo mai pensato mai pensato?
Che si fa domani? Possiamo lanciare i dadi come auspica Derrida? Possiamo aspettare fino a sera, come consiglia Deleuze ( a quale sera? Di quale anno?), possiamo lasciare che sia il mercato a decidere come dice 3 monti?
Io dico di no, bisogna agire da subito,se non vogliamo rimanere ingessati, con il pensiero e la dignità di cittadini, pretendere da oggi che lo stato funzioni perchè troppo spesso ci si dimentica che lo stato siamo noi.
Lorenzo