
Los Angeles, 2019.
Il cacciatore di taglie Deckard ( Harrison Ford) viene incaricato dalla polizia di rintracciare e uccidere un gruppo di replicanti ( lavori in pelle) Nexus 6 dalle forme umane, sfuggiti al controllo della Tyrrel Corporation che li ha costruiti. il capo dei ribelli è Roy ( Rutger Hauer), un replicante più forte è intelligente degli altri.
La Los Angeles del 2019 è, a dispetto del nome, un inferno, una città multietnica talmente priva di identità che utilizza addirittura una lingua locale incomprensibile formata dalla moltitudine delle parlate dei suoi abitanti.
Il caos e l'anarchia sono onnipresenti, come l'incessante pioggia e oscurità che sembrano avvolgere l'intero pianeta, ormai gravemente compromesso da un inquinamento irreparabile, metafora del generale malessere della sociatà odierna.
Tratto da un racconto di Philip Dick ( gli androidi sognano pecore elettriche?), il film è pieno di spunti tipici dello scrittore statunitense: una umanità irriconoscibile, la repressione poliziesca, il chiedersi del nostro passato, cosa è umano e invece no.
Anche qui la società è corrotta moralmente ed essere un poliziotto è un privilegio sociale, una società nella quale tutto tende a essere artificiale: piante, animali, amici, uomini. Ognuno pare vivere per sè, tentando di difendersi da un mondo sovraffollato che della eliminazione fisica vede la speranza per un pò di spazio vitale.
Ciò che colpisce maggiormente nel film, oltre agli effetti speciali e alle ambientazioni, è senza dubbio un'ansia di vita degli androidi, così simili agli uomini ma privi del diritto di essere liberi.
Questo tema era anche caro a un altro scrittore di fantascienza, Isaac Asimov, dove nel suo ciclo dei Robot pone quesiti interessanti proprio su cosa sia vita e cosa non lo sia.
Un mondo, quello di Blade Runner, che cerca di dimenticare il passato ( rappresentato da vecchi edifici fatiscenti) e perfino il presente con l'incessante offerta di una nuova vita sulle colonie extramondo. Sembra che solo i replicanti sentano l'esigenza di prove tangibili di un passato che possa giustificarne l'esistenza ( altro tema caro a Phillip Dick).
Fotografia, illuminazione, sonoro. ciascun elemento contribuisce a ottenere quel senso di oppressione, di minaccia, di angoscia esistenziale che avvolge luoghi e personaggi. Frutto di una ottima regia di Ridley Scott, uno dei più bravi registi tuttora esistenti.
La luce e il colore, innanzitutto. gli esterni presentano una dominante di tinte calde ( arancio, giallo, rosso ), in contrasto con gli interni dove dominano tinte più fredde.
Infine la parola, la componente verbale, svolge un ruolo fondamentale nel film, soprattutto per la sua assenza, o meglio una riduzione all'essenziale. I personaggi infatti sono più connotati dall'espetto visivo, i dialoghi non si sovrappongono mai, e mai viene spiegato lo stato d'animo degli umani mentre prevalgono i sentimenti degli androidi.
Deckart parla poco, addirittura nel confronto finale con Roy sui tetti assiste in silenzio all'epilogo, e dove viene detto il famoso monologo finale " Io ne ho viste di cose che voi umani....."

(Mr. Tyrrel)

Rachael: avevano bisogno di ricordi".

"Sveglia! E' tempo di morire".
" Se solo tu avessi visto quello che ho potuto vedere io con questi tuoi occhi"
(Roy)


(Deckart)

Tyrrel Co.
Lorenzo
Grazie Fel, grazie davvero per questo tuo commento:))
RispondiEliminaE' un pò come se ricevessi un commento da Vattimo in un post di filosofia; si perchè tu di cinema te ne intendi davvero.
Concordo pienamente sul fatto che la prima edizione mi è piaciuta di più. In effetti sia il regista che la produzione diedero un taglio più cinematografico alla storia, seppur non rispettando il libro di P.Dick. Sembrerebbero quasi due storie diverse, il libro molto più crudo, come nello stile Dikkesco.
Ho adorato questo film fin dagli inizi, i motivo sono molti. I principali: adoro Dick, adoro la fantascienza, adoro tutto ciò che è vita artificiale, i robot, le questioni sulo senso della vita vista in chiave fantascientifica ( scrissi un post du Dick folosofo molto tempo fa)e, non ultimo, adoro R.Scott.
Ho cercato in questo post di fare una summa di tutto qurìello che mi ha fatto pensare sia il libro che il film, tralasciando molto, ma lo spazio è questo.
Ti ringrazio ancora per il commento Fel, buon Ferragosto da Logos nella fantascienza, alias Lorenzo.
E' questo uno dei miei film cult: meraviglioso, intenso, memorabile.
RispondiEliminaAssolutamente perfetto.
E' anche uno di quei rarissimi casi in cui il film è forse più bello del libro.
Phil Dick, geniale e visionario, come scrittore non lo si può certo annoverare tra i maestri ma è l'originalità della sua fantasia, le paranoie reali in cui è vissuto, e la sua stessa vita, più folle di un romanzo, a renderlo unico.
Inimitabile.
Uno scrittore assolutamente folle, nel senso letterale della parola.
Ridleu Scott ha saputo interpretare il romanzo di Dick in modo egregio, seppur con varianti nella trama, ha reso in immagini, e dialoghi, la cupa atmosfera, onirica e metafisica, che si respira nel romanzo di Dick.
Quel mondo apocalittico, dark e paranoide, claustrofobico, da sepolti vivi, tipico dei romanzi di Dick (Ubik......assolutamente da leggere).
Capolavoro assoluto.
Incantata da questo post, Lorenzo.
Un bacio, dark e paranoide......ebbrezza da provare!
Marilena
Buon Ferragosto Lorenzo,anche se in ritardo..ma sono io,sempre in perenne ritardo:)))
RispondiEliminaMolto suggestivo il film..e la tua presentazione chiarisce molte cose.
"Ognuno pare vivere per sè, tentando di difendersi da un mondo sovraffollato che della eliminazione fisica vede la speranza per un pò di spazio vitale"
Quai quasi possiamo paragonare questa frase al film che viviamo realmente se solo si sostituisse "Eliminazione fisica" con "eliminazione della libertà di pensiero"....
Vabbè..forse esagero...:)))
Ciao!!!