
Purtroppo non c'è nessuna legge che tuteli i figli ( quando non sono più in tenera età) dalla devastazione dei genitori quando questi diventano dipendenti da loro per cause di salute.
Ovviamente una tal legge non può esistere, semmai la società deve farsi carico, tramite il servizio sanitario, della loro custodia e mantenimento. Ma ciò non succede , almeno per chi ha un reddito normale.
Eppure, fra noi, esistono persone, più o meno sole, che si fanno carico di questo problema, pagando un prezzo molto alto soprattutto a livello psicologico.
Dobbiamo forse prendere lezioni di addio?Io penso proprio di no.
Il " naturale interesse" che hanno avuto i nostri genitori per noi deve essere in qualche modo ri-dato a loro proprio sotto forma di " interesse" per la loro situazione. E' una condizione in cui la maggior parte dei figli si sente di assumere.
Esite però, nella nostra società, una visione " caritatevole" di questo atto di amore dei figli verso i genitori, una sorta di dovere, in nome appunto della carità, a cui i figli devono obbedire, pena il cadere nel peccato.
Questa è una visione " materialista" che la cultura cattolica ha della vita, dal momento che la visualizza esclusivamente come evento biologico, produce quei sensi di colpa che una persona non confessa, ma inevitabilmente prova quando si augura che " la grande quercia" muoia per concedere un pò di luce e un pò di vita alle pianticelle che ha generato.
Questo è un sentimento invece che uno ha tutto il diritto di permettersi, a meno che non si consideri il diritto alla propria vita secondario rispetto a quello del genitore.
Parlando sempre secondo la morale cattolica, il Vangelo ci dice di amare il prossimo come noi stessi, lo ritengo giusto, anche se penso che molte altre morali più laiche dicano la stessa cosa, però il Vangelo non ci dice di amare il prossimo di più che noi stessi, quindi è lecito avere certi pensieri.
Ovviamente ciò non ci consente di passare alle vie di fatto, cioè abbandonare il genitore indigente, ma neppure farsi sensi di colpa per l'altro senso.
La vecchiaia spesso non è saggezza, come certa letteratura ci vuole far credere.
Nella cruda realtà spesso è devastazione del proprio corpo e in quello dei figli come conseguenza.
Ecco perchè io, in altri post, ho parlato del " diritto ad una buona morte". L'ho fatto per sè ma anche per chi vive intorno a certe situazioni.
Io non ho la soluzione a questo problema, ma so per certo che sperare di non soffrire sia i genitori che i figli sia un diritto sacrosanto.
Il diritto per un figlio di rimettere nel suo corso la natura, la quale prevede che i genitori " si congedino" , è un diritto naturale affinchè possano avere una vita che non sia solo quella consentita all'ombra della grande quercia che non lascia filtrare un solo raggio di sole.
Quindi tutto ciò che è compromesso fra il bisogno del genitore e il diritto del figlio a mio giudizio è lecito, non lasciando quindi che si costruisca un muro alle nostre emozioni e alla nostra naturale voglia di vivere.
Io trovo questo più dignitoso per tutti.
Lorenzo
" La caratteristica di una vita morta è di essere una vita di cui l'altro diventa il guardiano" J.Paul Sartre
L'Italia è una Nazione particolare che non ha nella sua cultura il rispetto alla vita,vive nel perenne culto della morte. Come ben dici la religione ha radicato il senso del sacrificio in nome di un Dio che è morto per Noi sulla croce, quindi se Lui ha sopportato le più atroci torture chi siamo Noi per non sopportare con lo stesso spirito per la gioia di un futuro in paradiso? E ci dicono pure che la vita è un dono.. bella presa in giro!
RispondiEliminaLa classe politica ha trovato la manna in tutto ciò e presto si è lavata le mani, come Pilato, delle responsabilità che ha verso ogni singolo cittadino. Non mi si dica che all'estero i figli sono "freddi", espressione che mi fa indignare parecchio, perchè a nessuno di loro sorge il pensiero che la grande quercia debba andarsene causa eccessiva ombra, la sanità da a questi cittadini il sostegno a casa con gli infermieri autonomi e le colf, tutto pagato dallo Stato, com'è giusto che sia.
Inutile elencare il grande giro d'affari che gira intorno agli anziani tramite tutti questi enti inutili che elemosinano il sostegno a suon di euro, e la grande responsabilità che pesa sui figli che diventano genitori dei loro genitori.
Liberarsi dai sensi di colpa? Duro, quell'amore che dovrebbe essere pari a quello verso Noi stessi diventa cannibale.
Tranquillo non penseremo a Nostra volta sui figli, con questo ritmo sarà un'impresa superare i '70-anni.
Verissimo Francy, noi viviamo per la morte. La adoriamo nel pianto, ne facciamo penitenza mentre ai vivi riserviamo le pene dll'inferno.
RispondiEliminaLa società da noi fa molto poco e quando la fa ci fa pagare un prezzo altissimo. Le umiliazioni delle visite, delle riconferme, dei certificati provanto e probatori, le domande, le riamissioni, le ricette, tutte cose che non ci permettono di donare amore al genitore indigente, perchè alla sera arriviamo stanchi e abbiamo la tendenza di incolpare lui. Questo lo stato ci fa fare.
Grazie Francy, so che anche tu stai combattendo le tue battaglie.
Lorenzo
Ehi, Lori, se ci sei batti un colpo!
RispondiEliminaSei tornato?
O è il tuo fratello gemello?
Sai, nella nebbia non vedo bene!
Smack smack smack!
Bellissima l'immagine ke apre il blog!
Mi spiace deluderti Doriana, ma, come ho spiegato prima, l'ho aperto solo momentaneamente.
RispondiEliminaGrazie comunque del simpatico commento, magari seguirò il tuo consiglio.
Ciao
Un bacio
Lorenzo